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Paesi del Golfo, mecca del business Made in Italy

Le terre promesse del business si chiamano Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman. Il trend non è certo nuovo ma la situazione economica della vecchia Europa, e dell'Italia in particolare, ha ingigantito il fenomeno. Oggi la corsa all'internazionalizzazione,

Le terre promesse del business si chiamano Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman. Il trend non è certo nuovo ma la situazione economica della vecchia Europa, e dell’Italia in particolare, ha ingigantito il fenomeno. Oggi la corsa all’internazionalizzazione, alla ricerca di business opportunities e partners locali, vede protagoniste un numero sempre maggiore di aziende grandi e piccole dello Stivale.

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Da un paio d’anni il Qatar è indubbiamente il paese più cool. Nel 2011, infatti, è nata a Doha “Elite Qatar” una società che ha il compito di aprire alle aziende made in Italy una porta di accesso esclusiva al mercato unico del Medio Oriente. La mission dei fondatori, lo sceicco Nasser Al-Thani, membro della Famiglia Reale qatariota e Luigi Lauro, Chairman di Excellence World, era quella di creare un hub globale per aiutare le imprese made in Italy a cogliere le grandi opportunità di sviluppo in quel paese e, più in generale, in tutta l’Area del Golfo.

Da anni l’export italiano verso il Qatar è in crescita, gli ultimi dati ufficiali disponibili parlano di un fatturato di 765,7 milioni di euro per il 2011 e, addirittura, di 1.025 milioni per il 2012. Macchinari, metalli e prodotti in metallo, mobili, mezzi di trasporto (soprattutto navi, locomotive, mezzi militari e veicoli spaziali), questi i segmenti in cui si è registrata la maggiore richiesta. In terra qatariota sono presenti oggi tanti marchi molto famosi, Astaldi, Rizzani De Eccher e Impregilo per il settore costruzioni, la Saipem e la Marcegaglia Gulf per i prodotti chimici e la metallurgia, l’Agusta Westland per i mezzi. Ultimo arrivato il Prysmian Group, leader nella progettazione e posa di cavi ad alta tensione. Prysmian ha acquisito un nuovo contratto del valore totale di circa 80 milioni di euro per progetti di espansione della rete di trasmissione di energia elettrica da KAHRAMAA, Qatar General Electricity and Water corporation. I lavori sono cominciati già da alcuni mesi, entro il 2015 è previsto il completamento dell’opera. Molto bene vanno le cose anche con l’Arabia Saudita. Dal 2010 al 2013 è stato un autentico crescendo rossiniano: 3,7 miliardi, poi 4, diventati quasi 4,5 miliardi di euro nella passata stagione. Leggermente peggiore l’outlook per il 2014, stando alla cifra (1,37 miliardi di euro) registrata nel primo quadrimestre. Gli investimentin italiani nel Regno sono concentrati nei tradizionali settori dell’energia, petrolchimico, infrastrutture e difesa.

PAESI DEL GOLFO 2Le aree con maggiori prospettive (healthcare, energie rinnovabili e grandi infrastrutture) sono fra le più promettenti e di maggiore interesse per i nostri investimenti futuri. In Arabia Saudita sono circa sessanta le aziende italiane che operano direttamente, ovvero attraverso joint-ventures, con partners sauditi. Tra i grandi brand di casa nostra troviamo la Italferr, per i sistemi ferroviari ad alta tecnologia, la Selex, Italcementi, Iveco (per i mezzi di trasporto), Safilo Group. E non manca il food, naturalmente. Ci riferiamo alla Ligabue Catering e alla Ferrero, tra i primi a credere con forza nel mercato arabo. Fino al 2016 sarà grande crescita, così l’economia degli Emirati Arabi Uniti, primo cliente dell’Italia tra i paesi arabi ed anche primo mercato extra-europeo di riferimento per noi. I settori che vanno meglio sono moda e design (gioielli, arredamento, abbigliamento), della metalmeccanica, della metallurgia e della chimica, basta vedere i dati. La gioielleria ha fatto registrare un +44,69% rispetto al 2011, subito dietro computer ed elettronica (+41,34%) e metalli e lavorati (+29,65%). Dal 2011 al 2013 il valore complessivo del nostro export è cresciuto da 4,7 a 5,5 miliardi di euro. La presenza imprenditoriale italiana negli EAU è rappresentata da circa 300 aziende, tra quelle che hanno una propria filiale e altre che preferiscono operare tramite agenti locali. Davvero tanti ed eterogenei i brand presenti.

PAESI DEL GOLFO 6Da UniCredit Bank AG e Intesa San Paolo a Continental Jewels (lavorazione dei minerali) e Roma Trading (prodotti alimentari), dalla Pirelli Tyre alla Pasta Regina LLC passando per Luxottica, Maserati, Finmeccanica, Mapei, Ansaldo energia, Alitalia, Assicurazioni generali. E ora cambiamo scenario e andiamo in Oman. Il Sultanato ha davanti a sé una strada tracciata, le PMI. Grazie a ingenti investimenti in tale direzione, infatti, la leadership delle nostre aziende più grandi che producono macchinari industriali (prima voce dell’export italiano in quel paese, fino ad oggi) è destinata a traballare. Si stanno aprendo, infatti, nuovi mercati e relative nuove opportunità in settori fino a ieri penalizzati. Parliamo di turismo, energia, ambiente, trasporti marittimi, acquacultura e pesca, sicurezza alimentare e sanità. Lo scorso marzo proprio l’Oman ha ospitato la prima sfilata di Alta Moda Italiana, realizzata da Gattinoni assieme ad una mostra degli abiti storici della Casa. Confindustria Assafrica e Mediterraneo ha firmato lo scorso anno un Memorandum of Understanding con la Camera di Commercio Omanita. La Camera di Commercio di Sassari ha ospitato una delegazione della Camera di Commercio Omanita ed effettuerà nuove missioni lì. Insomma, il panorama è in piena evoluzione. Le società italiane operano molto bene in Oman nella progettazione e nella realizzazione delle infrastrutture di strade e viadotti, realizzazione di porti turistici e dighe, scuole e ospedali. Non è un caso, dunque, che nel Sultanato siano sempre più numerosi gli studi di architettura e le società di progettazione e costruzione, oltre alle società di import-export. Andando per linee generali, la presenza di nostri connazionali è più che triplicata nel corso dell’ultimo anno. Un operatore che pare stia facendo affari d’oro con l’incoming è l’Al Koor Tourism, a scapito del nome un soggetto italianissimo, che riesce a vendere molto bene il prodotto-Oman ai turisti interessati a visitarlo. Rimarcabile anche il caso kuwaitiano. Il Kuwait Investment Authority (KIA), il fondo sovrano più antico del mondo, ha deciso di investire nel Fondo Strategico Italiano una cifra pari a 500 milioni di euro, a sostegno delle piccole e medie imprese tricolori. Negli ultimi anni il Kuwait ha dimostrato di voler attrarre maggiori investimenti esteri introducendo nuove leggi economiche che, da un lato, favoriscono il clima degli investimenti, i diritti di proprietà intellettuale e le relazioni commerciali e, dall’altro, promuovono il settore privato nell’economia attraverso il programma di privatizzazioni e di partenariato pubblico-privato e l’apertura di nuove aree agli investimenti privati, soprattutto nel campo delle infrastrutture. Per cui i nomi di gran lunga più ricorrenti nel business-system locale sono quelli di Trevi Foundations e Pizzarotti costruzioni, Banca UBAE e Baggio SPA (per trasporto e immagazzinaggio). Da non dimenticare, inoltre, il ruolo primario che le aziende italiane stanno avendo e avranno nella realizzazione dell’attesissima metropolitana di Kuwait City. Il nostro export nei confronti di quel paese vale ormai 800 miliardi di euro a fronte dei 580 del 2011.

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