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Il miliardario che dà il via alla scena artistica contemporanea cinese

A trentacinque anni, Adrian Cheng, padre di due figli e rampollo del gruppo New World Development di Hong Kong, è un uomo abituato a destreggiarsi fra mille impegni. In questi ultimi giorni, poi, non si

A trentacinque anni, Adrian Cheng, padre di due figli e rampollo del gruppo New World Development di Hong Kong, è un uomo abituato a destreggiarsi fra mille impegni. In questi ultimi giorni, poi, non si è fermato un attimo. Da quando è cominciata la Art Week a Hong Kong, Cheng si sta occupando di almeno sei esibizioni di arte. Tra queste, L’Intérieur du Géant di Inside China, in concomitanza con il museo parigino Palais de Tokyo, e Twenty, la mostra personale dell’artista cinese Xu Zhen, dove è possibile vedere eccentriche composizioni che ricordano il gelato.

Le celebrità internazionali che si sono radunate questo fine settimana in città per la fiera Art Basel e gli eventi connessi, difficilmente avranno trovato alle mostre di Cheng le forme d’arte che si aspettavano. La sua missione è quella di dare ai giovani e talentuosi artisti cinesi qualcosa che prima d’ora non era mai esistito: una voce e un trampolino di lancio per essere notati e apprezzati dal resto del mondo.

Pur essendo il nipote di Cheng Yu-tung, uno degli imprenditori più ricchi di Hong Kong e magnate della marca di gioielli Chow Tai Fook (che vanta un capitale stimato di 15 miliardi di dollari americani in base al Wealth-X), sappiamo che Cheng non lo fa per soldi. Quello che vuole è creare un nuovo impero a suo nome. “La gente mi chiede perché lo faccio, ma no, non ho bisogno di soldi. Voglio creare, curare e costruire qualcosa di nuovo.”

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Dopo la laurea presso l’università di Harvard in Studi Orientali, Cheng si trasferisce a Pechino per due anni e vi rimane fino a poco prima di compiere i trent’anni. Nota che la scena artistica della città é costituita da ricchi mecenati che costruiscono grandi gallerie d’arte o acquistano all’asta opere costose. Il sostegno verso i giovani artisti emergenti che sognano di diventare i fondatori di un nuovo ecosistema culturale all’interno dell’economia più florida del mondo è, tuttavia, ancora scarso.

Nel 2010 Cheng lancia un “artist village” non-profit, uno spazio dedicato al workshop con undici atelier a Wuhan, in Cina, dove far sviluppare le idee degli artisti emergenti. Ben cinquanta artisti in erba hanno già dato il via alla propria carriera all’interno del villaggio, molti dei quali debuttando in occasione della dell’Art Week. In seguito, saranno coinvolti in un programma di scambio artist in residence (residenze per artisti), grazie a un accordo di tre anni organizzato da Cheng con il Palais de Tokyo.

Abbiamo tre missioni: far crescere giovani artisti cinesi, preparare i curatori d’arte ed educare il pubblico cinese“, spiega Cheng. “Vogliamo concentrarci sul software culturale, invece di limitarci a costruire gallerie d’arte come stanno facendo tutti in Cina.” Continua poi dichiarando: “Desideriamo realizzare un ecosistema artistico e culturale, un vero e proprio nido“.

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Cheng è appassionato d’arte sin dal liceo, quando era un tenore di opera lirica. Tuttavia, nel profondo, è un esperto uomo d’affari. Finanzia la fondazione attraverso K11 Art Mall, un redditizio spazio commerciale che ha inaugurato sette anni fa, in cui affitta aree a vari rivenditori, ospita programmi educativi, workshop ed esposizioni. Autoproclamatosi “il primo centro artistico del mondo”, questo spazio rappresenta una particolare combinazione di vendita al dettaglio e cultura che raramente si è vista in Occidente, ma che dire: funziona. Ogni mese il centro K11 di Tsim Sha Tsui richiama 1,3 milioni di visitatori. Sulla scia di questo successo, Cheng ha organizzato a Shanghai una mostra dedicata a Monet, che ha attirato quattro milioni di persone.

“È un concetto di imprenditorialità culturale indipendente. È un esempio di vantaggio reciproco“, ha dichiarato. Cheng potrà anche sostenere che quando si parla d’arte non è il denaro a spingerlo, ma di certo fa parte di un redditizio giro d’affari. Il mercato artistico in Cina è uno di quelli che si sta sviluppando più velocemente al mondo secondo il rapporto 2014 sui collezionisti d’arte di Larry’s List, uno studio svolto su collezionisti d’arte privati. L’Asia occupa il 18% del panorama dei collezionisti d’arte del mondo e più di un terzo di questi si trova in Cina. Secondo il rapporto, quasi la metà dei primi collezionisti cinesi ha fatto la propria comparsa negli ultimi quindici anni.

Non è certo una sorpresa che Cheng sia classificato nella lista Power 100 di ArtReview come una delle figure più influenti nel mondo dell’arte contemporanea. I riconoscimenti sono infiniti: è un membro della commissione del West Kowloon Cultural District Authority e del National Museum di China Foundation, oltre a essere nei comitati della Royal Academy, del Tate, del Metropolitan Museum of Art e del Centre Pompidou.

Che ci crediate o no, per Cheng l’arte è un hobby cui dedicarsi durante il tempo libero della sua giornata lavorativa. In aggiunta alla sua neo promozione in veste di vice presidente esecutivo della New World Development, una società da 63,4 miliardi di dollari di Hong Kong (pari a 8,17 miliardi di dollari americani), al momento, secondo i più recenti risultati, presiede cinquantasei differenti commissioni di società con sede a Hong Kong.

Ma come fa a far tutto? “Beh … non dormo molto,” ammette, mentre sorseggia il suo caffè takeaway (appassionato di buon caffè ma attento alla salute, si concede solo una tazza al giorno). Il suo regime quotidiano si basa sul concetto di “autodisciplina”: beve alcol raramente, pratica sport ed evita il sale. Non mangia nei ristoranti per paura di consumare involontariamente sostanze chimiche e soggette a radiazioni. “Mangio a casa e faccio bollire tutto quello che mangio“, dice. “Ho un dispositivo che rileva le radiazioni, lo uso per vedere quale cibo contiene alti livelli di sostanze chimiche.” Oltre a mantenersi in buona salute, Cheng attribuisce il suo successo anche all’aver assunto “una buona squadra”. Buona è un eufemismo. I membri della sua squadra sono intuitivi: quando ho dato a Cheng il mio biglietto da visita, un assistente è apparso dal nulla e mi ha consegnato uno dei biglietti del suo titolare con un profondo inchino.

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Può anche essere uno dei più importanti mecenati d’arte contemporanea della città, ma in casa sua non troveremo quel genere di composizioni. “Quali opere scelgo di avere in casa? Intende dire senza l’influenza di mia moglie?“, ha voluto specificare.

La casa di Cheng a Hong Kong è arredata con eclettici mobili d’epoca e legno grezzo. “Mi piace collezionare oggetti e spargerli in giro; conchiglie prese durante un’immersione in Marocco, alcuni vecchi libri e carte. Amo i miei articoli da collezione, rappresentano i miei ricordi e la mia anima. Adoro le tracce che un uomo lascia durante la sua vita; non butto mai nulla“, spiega, aggiungendo che sua moglie Jennifer preferisce invece lo stile pulito e ben definito dell’arte moderna, per cui spesso devono giungere a compromessi.

Quale sarà la prossima mossa del miliardario con la faccia da bambino? Sta costruendo un museo d’arte dove si possa entrare liberamente, un “Kunsthalle” di circa 3,500 metri quadrati a Pechino, che spera di aprire entro il 2019. Si trova accanto alla casa di Cao Xueqin, il poeta cinese del 18° secolo che scrisse Il sogno della camera rossa, uno dei quattro grandi romanzi classici della Cina, aggiunge.

Le mie esperienze asiatiche e occidentali mi hanno permesso di connettere il meglio di entrambe le culture“, spiega. “Voglio aiutare il mondo a vedere ciò che la Cina ha da offrire.”

Tara Loader Wilkinson

Credits: WEALTH-X

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