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La ricerca vincente del “Centro Dino Ferrari”

L’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari” nasce per volontà di Enzo Ferrari nel 1984 in memoria del figlio Dino, presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Università degli Studi di Milano Fondazione I.R.C.C.S. Ca’ Granda Ospedale

L’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari” nasce per volontà di Enzo Ferrari nel 1984 in memoria del figlio Dino, presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Università degli Studi di Milano Fondazione I.R.C.C.S. Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, per sostenere ed incrementare l’attività del “Centro Dino Ferrari”, attraverso la raccolta di fondi necessari per promuovere la ricerca clinica e scientifica nel campo delle malattie neuromuscolari e neurodegenerativa. A darcene uno spaccato il Direttore del “Centro Dino Ferrari”, il Prof. Nereo Bresolin del Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell’ università’ degli Studi di Milano.

Prof. Nereo Bresolin

Qual è lo scenario dei finanziamenti per la ricerca in Italia?

Da tempo viviamo la competizione scientifica, spinti soprattutto dal voler essere utili a chi è limitato da grave disabilità. Soprattutto negli ultimi anni, i finanziamenti pubblici sono diventati irrisori, sia quelli dell’Università, sia quelli del CNR. Per restare competitivi nello scenario internazionale, bisogna produrre una ricerca capace di arrivare ad una terapia, mantenendo così una credibilità scientifica.

Centro Dino Ferrari

La vostra strategia per il futuro?

In una recentissima statistica nazionale l’IRCCS Policlinico di Milano (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) in cui il “Centro Dino Ferrari” opera, risulta il primo Istituto in Italia per pubblicazioni scientifiche. Nell’ambito del Policlinico, l’Unità Operativa Complessa (UOC) di neurologia a cui afferisce il “Centro Dino Ferrari” è la più produttiva delle 65 unità che costituiscono il Policlinico. La nostra strategia passa attraverso la partecipazione a trials internazionali per poter prevenire gravi patologie come ad esempio l’Alzheimer, la Distrofia Muscolare di Duchenne e la Sclerosi Multipla, attraverso vaccinazione, nuovi farmaci e metodologie genetiche.

Marialuisa Trussardi

Quali i fattori che influenzano queste malattie e gli approcci terapeutici?

Moltissimi i fattori esogeni: abitudini alimentari e stili di vita condizionano quel fattore conosciuto come epigenetica. La loro conoscenza può essere di aiuto terapeutico. Diversi i fattori genetici, alla base della longevità della vita. Entrambi possono provocare tumori e soltanto la conoscenza biomolecolare dei meccanismi sottesi alle patologie può portare ad una speranza di terapia. Tre sono le linee portanti dello sviluppo della scienza: il settore farmacologico, soprattutto nella prevenzione, la terapia genica e lo studio per l’utilizzo delle cellule staminali.

Matteo Marzotto

A mio parere il medico non dovrebbe tralasciare l’approccio filosofico, ricordandosi di aggiungere vita agli anni e non soltanto anni alla vita. Ciascun uomo dovrebbe dedicarsi a comprendere il senso dell’esistenza e quello, più difficile da accettare, della morte.

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