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Gabriella Marazzi: “La vita in un segno di grafite”

Artista poliedrica, scrittrice e pittrice non convenzionale: la modenese Gabriella Marazzi si è imposta nel panorama culturale italiano per i suoi dipinti a olio su tela e per i suoi incisivi tratti di grafite su cartoncino

Artista poliedrica, scrittrice e pittrice non convenzionale: la modenese Gabriella Marazzi si è imposta nel panorama culturale italiano per i suoi dipinti a olio su tela e per i suoi incisivi tratti di grafite su cartoncino che raffigurano, in particolare, i molteplici e mutevoli stati d’animo femminile; ma anche quello di personaggi famosi, come testimoniato dal successo del catalogo La vita in un segno di grafite” recentemente pubblicato.

immagine-gabriella2-dolls

Da giovane ha frequentato l’Istituto d’Arte “Venturi” di Modena. Inizia così il percorso artistico di Gabriella. Il talento naturale, le conoscenze tecniche maturate in Accademia, la fresca creatività, l’appartenenza a una famiglia aristocratica ben conosciuta in città (i Termanini), una certa intraprendenza, una buona dose di determinazione e la innata dote emiliana di comunicare la aiutano nei primi momenti.

James, il giganteTecnica mista su cartoncino100x70 cm2006

I lavori che cominciano a farla notare sono di matrice surrealista. Seguendo la lezione di Max Ernst, Otto Dix, René Magritte, Francis Bacon e degli artisti che vogliono “liberare il mondo dell’arte dalle cosiddette facoltà coscienti”, Gabriella parte da solide conoscenze figurative per liberare la sua fantasia: nascono le prime “Figure di donna”, siglate “GiTi” e poi “TiGi”, create con nerissima grafite su grandi cartoncini bianchi, e giganteschi dipinti a olio su tela, con soggetti tormentati costruiti su fondi uniformi. La rivoluzione sessantottina predica “Largo ai giovani” e “Fantasia al potere”. Gabriella si adatta perfettamente a entrambi gli slogan. Giovanissima e creativa, riesce a controllare le esigenze del rapporto di coppia, le necessità dei bambini piccoli, l’etichetta e le consuetudini del matrimonio stipulato con Pier Giorgio Marazzi e raccoglie le sue energie per evitare una precoce conclusione di una carriera artistica ancora tutta da costruire, restando padrona di alcune ore della sua giornata, quelle serali e notturne che continuano ancora oggi a vederla al lavoro.

Marcello, lo stranieroTecnica mista su cartoncino70x50 cm2005

Tra sacrifici e fatiche, nonostante i condizionamenti di una giovane famiglia e dell’ambiente, completa una cospicua serie di opere. Sono quelle che esporrà alla prima personale, al “Real Fini” di Modena con catalogo di Leonelli. L’esposizione ha enorme successo e rappresenta per Gabriella l’occasione per due straordinari incontri. Il primo è col mitico Enzo Ferrari, il Drake, incuriosito da un’opera vista sul catalogo, dal titolo “Solitudine”, e desideroso di osservarla da vicino: “alto, solenne, protetto da ambiziosi occhiali neri e da capelli bianchi come la neve” il re delle auto da corsa commenta: “Guardando questo quadro è come se all’improvviso mi fosse tornato l’appetito, il desiderio del viaggio!… questa donna di sanguina sensualità, mistero, comprensione… un paradosso immorale ma terribilmente sincero…”. Il secondo importantissimo incontro è con il celebre critico Francesco Arcangeli, a cui Gabriella regala una delle sue grandi tele a olio ricevendone grandi elogi.  Dopo alcuni mesi di lavoro, Gabriella, nel marzo del 1974, è pronta per un nuovo confronto con critica e pubblico. La galleria è a Milano, in via San Marco, e il catalogo si fregia della prestigiosa presentazione di Raffaele De Grada, il quale a proposito delle “Figure di donna scrive: “I disegni della Marazzi non sono convenzionali, patetici. Non le interessa la grazia femminile, né tutti gli attributi che sono propri della gentilezza di una donna che vive in un ambiente normale della provincia italiana. Le figure di donna che la Marazzi disegna sono viste da un treno in corsa, che alza le vesti con il flusso d’aria che provoca. Non sono madri di famiglia né lavoratrici che rientrano la sera a casa stanche. Ognuna di queste donne ha il suo dramma, ha qualcosa che pesa loro addosso…”

Un attimo prima del cuoreTecnica mista su cartoncino70x50 cm1996

Altre mostre (a Dusseldorf, ancora a Milano, a Udine, a San Severo, a Pugnochiuso, alla galleria “Cheval de Verre” di Bruxelles), altri elogi, l’incontro con Maurice Henry e i suoi preziosi consigli, tutto sembra filare per il meglio per la pittrice Gabriella Marazzi. Ma la donna Gabriella Marazzi è in grave difficoltà, il suo matrimonio va in crisi, le diventa impossibile vivere a Modena con i condizionamenti che una famiglia tanto in vista le impone. E quando già ha scelto un’esistenza più libera, lontana dalla sua città, la scomparsa del “dottore” Marazzi, il capo della dinastia, e poi di suo marito Pier Giorgio sono lo spartiacque per nuove esperienze. Anni Ottanta. Lasciata Modena, Gabriella continua il suo percorso artistico a Milano e qui incontra il “poeta” della musica italiana, Giulio Mogol, e inizia con lui una vita in comune che durerà dieci anni, coronata dalla nascita di Francesco. Una nuova vita che influisce sull’attività della pittrice. Anzitutto rinuncia di fatto alla pittura a olio, troppo impegnativa e troppo faticosa a causa delle gigantesche dimensioni dei dipinti. Poi abbandona progressivamente anche le “Figure di donna” pur conservando, anzi affinando, la tecnica della matita di grafiteLe donne restano uno dei suoi soggetti prediletti, ma ora acquistano corporeità, vengono raffigurate a tre dimensioni. E si affiancano a personaggi spesso famosi, maestri del pensiero, attori e attrici, che colpiscono il cuore e la fantasia di Gabriella, suggerendole di esplorare nelle “pieghe dei volti e del tempo” i segni della loro vita, le tracce della loro sofferenza. Come ha scritto Domenico Montalto, “la sua galleria di ritratti – volti ora noti ora ignoti – è lo stagno di Narciso, o meglio lo specchio ustorio, corrosivo, di un’umanità demente, assediata dal vuoto”. Si capisce, fa notare Vittorio Sgarbi in un’intervista a Roberto Armenia, che la pittrice “apparentemente ferma l’immagine, ma la lavora per cercare qualche cosa che è sotto la pelle”. E tutto questo attraverso la qualità del disegno, che, osservato da vicino, consente continue scoperte nella minuziosa presenza dei dettagli.

Metamorfosi interrottaTecnica mista su cartoncino70x50 cm2006

Dalla seconda metà degli anni Novanta, Gabriella, ancora una volta rimasta da sola, è obbligata a far convivere la sua forza creativa, la necessità di esprimersi con le sue matite, ora sempre più spesso colorate, con drammatiche vicende personali (la scomparsa del figlio Pietro in particolare, nato nel primo matrimonio, e ma anche la crisi della relazione con Mogol) . Ma lei riesce incredibilmente a trovare un nuovo modo di esprimersi attraverso la scrittura, e la pubblicazione di due libri. Un’attività che affianca la faticosa organizzazione di nuove esposizioni, a Piacenza, a Roma, a Palazzo Tittoni Traverso di Desio. Arriva il Duemila. Sul piano artistico, Gabriella sperimenta nuove strade, con ampio utilizzo del colore, e soprattutto con un’accentuata ricerca di dettagli e invenzioni che arricchiscono quella che a uno sguardo superficiale può apparire semplice ricerca figurativa, sulla scia dell’arte fotografica. Nella creazione artistica, attraverso la scrittura di un nuovo libro e un’intensa attività pittorica (il 2006 sarà particolarmente prolifico di opere) Gabriella trova ancora una volta linfa per proseguire la sua esperienza di vita. Anzi cerca nuove strade ancora più impegnative, fino ad arrivare di recente alla serie delle “Bambole”, grandi dipinti coloratissimi dedicati a volti femminili. “L’artista” – è ancora Vittorio Sgarbi a suggerirlo – “ rappresenta una identità alienata, di cui il ricordo della fotografia è lo strumento per garantire la credibilità. L’illusione è a prima vista, soltanto in un secondo momento si avverte l’elaborazione paziente e vibrante”. Riuscire nell’equilibrio fra fotografia e pittura è la scommessa – vinta – di Gabriella Marazzi, che, in attesa di nuovi traguardi nel suo percorso artistico, può ben dire a chi le chiede del suo lavoro: “L’ironia amara, la rabbia, l’aggressività che possono sembrare solo disprezzo e sfida irriverente, nei miei dipinti nascondono in verità un infinito amore per la vita”.

Nudanata Tecnica mista su cartoncino 70x50 cm 1993

L’ultimo anno ha visto protagonista Gabriella di molte iniziative significative, all’insegna della creatività e del buon gusto. A inizio 2016 ha dato vita a un tour che ha toccato le più importanti città del mondo, dove ha esposto i suoi celebri ritratti di personalità importanti del Novecento omaggiati su tela e cartoncino: tra i tanti, John Lennon, Charles Bukowsky, Marcello Mastroianni, Herbert Marcuse, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe. E ancora: Barack Obama (ritratto che ha estasiato l’amico George Clooney), il principe di Galles Carlo, Peter Falk versione Tenente Colombo, Linda Evangelista, Isabella Rossellini e molti altri personaggi noti sulla scena internazionale. Nello scorso ottobre, invece, l’artista ha inaugurato una sua “personale” presso la Galleria Tolomeo di Via Ampère a Milano. La mostra “Io, Gabriella”, che ora si appresta a toccare altre città, vanta la prestigiosa cura di Pierpaolo Mangani, critico e storico d’arte e Responsabile della Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino-Arezzo.

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