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L’Italia fra le due Guerre alla Triennale di Milano con la Collezione Iannaccone.

La Triennale di Milano e Giuseppe Iannaccone sono lieti di annunciare Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, una mostra a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini – curatrice della Collezione

La Triennale di Milano e Giuseppe Iannaccone sono lieti di annunciare Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, una mostra a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini – curatrice della Collezione Giuseppe Iannaccone – promossa dalla Fondazione Triennale di Milano e da Giuseppe Iannaccone, parte del programma del Settore Arti Visive della Triennale diretto da Edoardo Bonaspetti.

La mostra, che aprirà dal 1 febbraio al 19 marzo 2017, espone per la prima volta in pubblico una selezione di 96 opere realizzate tra il 1920 e il 1945 della collezione privata dell’Avvocato Giuseppe Iannaccone, acquisite e scelte personalmente dal collezionista nel periodo compreso tra il 1992 – anno del suo primo acquisto – e il 30 novembre 2016.Giuseppe Iannaccone inizia a collezionare alla fine degli anni Ottanta, per passione e curiosità, e trova nell’arte un rifugio intimo e personale, un luogo dell’anima accessibile solo a lui dove ricevere conforto e sostegno al di fuori della vita di tutti i giorni. Il suo interesse si concentra subito sull’arte italiana tra le due guerre, catturato dalla capacità degli artisti “non allineati”, al di fuori dei canoni di Novecento e del ritorno all’ordine, di cogliere la profondità dell’animo umano in tutte le sue sfaccettature.

NATURA MORTA CON MASCHERE

La mostra si apre con un’opera del 1920 di Ottone Rosai, L’Attesa. Crollato il mito metropolitano futurista della ‘città che sale’, Rosai si volge verso un arcaismo della forma, di retaggio masaccesco. Il percorso espositivo si articola poi in nuclei tematici che raggruppano opere di artisti che hanno gravitato attorno a scuole e movimenti o che semplicemente hanno condiviso momenti ed esperienze. Le opere esposte di Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione sono accomunate da un linguaggio in opposizione al conformismo ufficiale che troverà presto evoluzione nella pittura tonalista di artisti come Fausto Pirandello, Renato Guttuso e Alberto Ziveri.

SIGNORA CON CAPPELLO (RITRATTO DI ENRICA CAVALLO)

Un’intera sala è dedicata alle opere di Renato Birolli che anticipa l’esperienza di Corrente, rivista quindicinale fondata a Milano dall’allora diciassettenne Ernesto Treccani nel gennaio del 1938, alle soglie del secondo conflitto mondiale. A chiudere la mostra l’opera del 1942 di Emilio Vedova Il Caffeuccio Veneziano, che con la sua fattura ruvida e l’atmosfera irrespirabile segna un punto di non ritorno. Non si poteva costruire, in piena guerra, una pittura nuova, “moderna”, se non prima distruggendo i valori di quella che era andata di moda per vent’anni.

Claudia Chiari

info@excellencemagazine.luxury

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