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Made in Italy: cresce l’appeal per gli investitori esteri

Che siano Private Equity o Strategic Buyer, l’attrazione per il Made in Italy degli investitori stranieri è un punto fermo, come testimoniano le crescenti operazioni riguardanti le maison italiane. In particolare, il sistema moda catalizza

Che siano Private Equity o Strategic Buyer, l’attrazione per il Made in Italy degli investitori stranieri è un punto fermo, come testimoniano le crescenti operazioni riguardanti le maison italiane. In particolare, il sistema moda catalizza capitali ingenti: si parla di 20 miliardi di euro negli ultimi 15 anni solo per quelle più importanti, di circa 600 acquisizioni di aziende italiane del lusso e di 126 deal chiusi con successo dal 2010 al 2014.

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Sono dati interessanti quelli che emergono dal report sul Fashion & Luxury della Big Four KPMG che puntualizza come, osservando i settori industriali nel loro insieme – non solo quello della sola industria della moda – si registri un trend di crescente incidenza dei player esteri sul totale degli investimenti in Italia, sia per volumi che per controvalori.

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Se nel 2000-2009 questi si attestavano al 19% del totale, nel 2010-2014 la percentuale è salita fino al 30%, in termini più semplici una operazione su tre è messa a segno da investitori stranieri.

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Paesi emergenti ed estremo oriente fanno la parte del leone che, considerando il medesimo periodo, si aggiudicano ben il 40% delle acquisizioni in termini di controvalore a fronte dell’11% nel 2008, fermo restando che, date le potenzialità di sviluppo, la valutazione riconosciuta al comparto del lusso è mediamente il doppio rispetto a quella di altri settori italiani.

Lusso Eccellenza

La posizione di paesi quali Qatar ed Emirati Arabi, Singapore, Cina e Corea, India e Thailandia si è andata consolidando significativamente dal 2009 a fronte di una diminuzione di investitori occidentali come Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Accanto ai grandi Private Equity di matrice anglosassone, si cominciano ad affacciare sul mercato italiano anche Private Equity cinesi ed investitori finanziari di emanazione di Fondi Sovrani o facenti capo a potenti famiglie arabe, come l’acquisizione nel 2012 di Valentino Fashion Group da parte di Tamin bin Hamad al-Thani con Mayhoola for Investments, Holding del Qatar, che, nel rispetto del settore e dell’héritage dei prodotti, si è proposto l’ambizioso obiettivo di creare una piattaforma aggregata per i marchi di moda e lusso, veicolando rilevanti investimenti finalizzati alla crescita del brand.

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Conoscenza del settore e capacità di gestione, visione strategica e governance. Sono tutti fattori da valutare e tenere in equilibrio per confermare il successo di realtà sempre più complesse.

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