Arata Isozaki vince il Pritzker 2019, il Nobel dell’architettura

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Dopo più di sei decenni di attività e con oltre 100 progetti portati a termine, il celebre architetto Arata Isozaki ha vinto il “Nobel dell’architettura”, il premio Pritzker 2019 che gli è stato attribuito lo scorso febbraio.

Il progettista giapponese, 87 anni, molto apprezzato nell’ambito dell’architettura, ha fatto sua l’applicazione di tecniche di costruzione locali di volta in volta differenti, che interpretano il territorio e il contesto nel quale vengono progettati e costruiti i suoi edifici.

Arata Isozaki

Oltre “alla sua profonda conoscenza della storia e della teoria dell’architettura” – riportando le parole della giuria del Pritzker – Isozaki è anche un artista che ha sempre abbracciato l’avanguardia anziché soffermarsi sullo status quo delle cose, ponendo sempre una grande attenzione ai dettagli.

“Nella sua ricerca verso un’architettura espressiva ha creato grandiosi edifici che sfuggono a una schematizzazione; rispecchiano infatti la sua costante evoluzione e ognuno nasce da un approccio sempre nuovo”, spiega la giuria.

Il concetto giapponese del ma, che enfatizza la relazione fra tempo e forma, ha sempre guidato fortemente il lavoro di Isozaki.

Come l’universo, l’architettura nasce dal nulla, diventa qualcosa ed, eventualmente, torna ad essere nulla

ha dichiarato Isozaki dopo aver appreso di aver vinto il premio.

Il ciclo vitale – dalla nascita alla morte – è qualcosa che io voglio mostrare

Fra gli aspetti forse più significativi del suo operato, c’è quello di essere riuscito a sviluppare dei rapporti internazionali che hanno favorito il dialogo fra il Giappone e il resto del mondo. “Avendo iniziato negli anni Sessanta, Isozaki è stato il primo architetto giapponese a creare una profonda e duratura relazione tra Oriente e Occidente”, ha detto la giuria.

Il primo lavoro internazionale commissionato ad Isozaki, il Museo d’Arte Contemporanea di Los Angeles (1981-86), lo ha portato sotto i riflettori. L’edificio, in pietra arenaria rossa, esprime la consapevolezza sulle proporzioni, propria di Isozaki, attraverso l’unione fra volumi, viene applicata contemporaneamente la teoria del rapporto aureo e dello yin e yang ed si evoca la natura complementare delle relazioni occidentali e orientali.

Arata Isozaki

Isozaki è nato a Ōita, sull’isola di Kyushu, Giappone, nel 1931. Aveva 14 anni, quando la sua terra fu devastata dalla Seconda guerra mondiale.

Quando ero abbastanza grande per iniziare a capire come funziona il mondo, la mia città fu rasa al suolo

ha raccontato alla giuria

La bomba atomica era stata sganciata su Hiroshima, sulla costa dell’isola di fronte a dove abitavo; sono cresciuto quindi vicinissimo a ground zero. Tutto era in rovina, l’architettura non esisteva, non c’erano edifici e nemmeno una città. Ero circondato solo da baracche e rifugi. La mia prima esperienza di architettura, dunque, è stata il vuoto dell’architettura; ecco che allora ho iniziato a pensare come le persone potessero ricostruire le loro case e città

Isozaki ha riscosso presto successo in Giappone, durante la ricostruzione del suo stesso Paese, ma non prima di aver viaggiato in lungo e in largo.

Volevo vedere il mondo con i miei occhi, quindi ho viaggiato attorno al mondo per almeno 10 volte prima di compiere trent’anni

ha detto alla giuria

volevo rendermi conto di come vivevano le persone in posti differenti, perciò ho viaggiato per tutto il Giappone, ma anche nei paesi islamici, nei villaggi nelle profonde montagne della Cina, nel sud est asiatico e nelle grandi città americane. Mentre sondavo tutte le possibilità per prendere coscienza non smettevo di chiedermi: che cos’è l’architettura?

“Per me l’architettura deve essere invisibile. È intangibile, ma credo che debba essere percepita attraverso i cinque sensi”.

La cerimonia del premio si svolgerà a maggio in Francia, accompagnata da una conferenza pubblica a Parigi.

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