Pietro Paradiso, colore e ricerca per esaltare le radici della sua terra

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Incontriamo Pietro Paradiso, stilista, designer, sarto.

Il suo legame con la Puglia, la sua terrà d’origine, conduce la sua ricerca stilistica che richiama influenza arabe, memorie turche e una gestione dei materiali e dei colori contemporanea e raffinata.

Come hai iniziato la tua attività?

Ho iniziato per scherzo. Sui banchi di scuola disegnavo abiti con delle figure esili che facevano da modelle a quei primi schizzi, pieni di volants, plissés, trasparenze e fiorellini. Ero del tutto inconsapevole.

Fino a quando un imprenditore pugliese attivo nel mondo della sposa, padre di una delle mie compagne di scuola, non credette in me e guardando i miei disegni mi mise alla prova.

Inizio un periodo magico, vissuto all’interno di un laboratorio che ogni giorno di forniva nuovi stimoli e nuove idee, così scoprii il mio sogno.

Pietro Paradiso

Cosa significa per te creare un abito?

Creare un abito è prima di tutto una responsabilità.

Oggi ho la consapevolezza che la creatività che si esprime attraverso un abito che deve essere indossato è un percorso intimo, psicologico e spirituale attraverso la bellezza della donna.

Ho sempre sostenuto e oggi più che mai, che dietro ad un apparente capriccio narcisistico come desiderare un abito ci sia molto di più.

Vestire il corpo è una esigenza ma spogliarlo prima è una necessità.

I miei capi più belli sono quelli che mettono a nudo la fragilità di una donna e che con la bellezza, quasi come attraverso un processo alchemico, si trasformano in opere d’arte.

Pietro Paradiso

Più sarto o più designer?

Sono due figure complementari, non prescindono l’una dall’altra. Il designer pensa, immagina, progetta. Il sarto esegue e affina l’opera attraverso la maestria delle mani e la saggezza del cuore.

Credo di essere stato fortunato a far incontrare e dialogare in me queste due figure.

Pietro Paradiso

Che rapporto hai con il colore?

Un rapporto intenso, direi un rapporto d’amore.

Il colore che amo di più è il viola. Nella scala dei colore dei chakra è l’ultimo, partendo dal basso verso l’alto. Il viola indica la sommità della testa, il legame con il mondo divino, la spiritualità.

Ho un rapporto molto importante con il viola ed è presente nel mio lavoro fin dagli esordi.

C’è una storia bellissima che io chiamo “il mantello viola”, parla di me e del rapporto con mia madre attraverso un mantello che le avevo realizzato, è il mio portafortuna ed ogni mia sfilata inizia con quel mantello.

Pietro Paradiso

Le tue creazioni si ispirano ai caftani, perché questa scelta?

Il caftano segue un indirizzo stilistico che appartiene alle mie origini pugliesi.

Non posso nascondere il mio amore per la Turchia e l’influenza che ha esercitato su di me.

La presenza saracena in terra pugliese è evidente e intensa. Sono affascinato dalla simbologia che è rappresentata attraverso i tappeti Kilim che è la stessa che definisce i coni dei trulli di Alberobello e dei capitelli della cripta del famoso Duomo di Otranto dove sono custoditi i resti degli incursioni saraceni.

Non credo si possa fare moda senza essere fortemente radicati e in qualche modo diventare un rappresentante del territorio di appartenenza. Per me la Puglia è madre ispiratrice del tutto e i caftani hanno sempre fatto parte del modo di vestire della gente, fortemente influenzato dallo stile arabo.

Ho solo dato una connotazione stilistica a ciò che era già qui.

Pietro Paradiso

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Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

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