Monica Rossetti, la realtà cristallizzata nella “Fritta di vetro”

Category:

Abbiamo incontrato Monica Rossetti protagonista della mostra collettiva d’arte contemporanea sul tema dell’Albero “Arte e Salute. Alle radici della prevenzione”, promossa da SIBioC – Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica, nell’ambito del progetto digitale “Family Health”.

Monica, laureata in Ideazione e Progettazione di Audiovisivi, lavora da più di dieci anni nell’ambito della comunicazione. Nasce come videomaker, seguendo regia, riprese e montaggio di ciascun progetto. Vivendo di inquadrature, scopre una profonda passione per la fotografia, principalmente ritrattistica. È affascinata dalle immagini e dalla continua ricerca del bello, sia nell’ambito video che in quello fotografico: cogliere l’attimo e superare il limite dell’immagine stessa, per lasciare “una cicatrice nella memoria”, per far nascere un amore.

Monica Rossetti - Tulipani
Monica Rossetti – Tulipani Italiani

Spesso la sua ispirazione, e di conseguenza i suoi migliori scatti, nascono da una profonda osservazione che va oltre l’immagine e ne coglie l’essenza più profonda.

Sperimentare la trasposizione fotografica su supporti differenti la incuriosisce molto: al momento è affascinata dalla fusione delle immagini nel vetro, tecnica che ritroviamo nell’opera esposta allo Spazio Eventi al Pirelli di Milano.

SORRISI TRA LE FOGLIE - Monica Rossetti
SORRISI TRA LE FOGLIE – Monica Rossetti

Monica, ci ha molto colpito la tua opera. L’intensità dello sguardo del bambino e la forza della natura che lo circonda racchiuse in un delicato involucro di vetro con i bordi così leggeri da sembrare pizzo.

Come nasce la tua arte?

Catturare la poesia del quotidiano, riuscire a guardare il reale con occhi sempre nuovi. Questo è ciò che mi affascina.“La bellezza salverà il mondo” ed io ne sono convinta.

La bellezza, l’armonia, la delicatezza, insita in tutto ciò che ci circonda e che troppo spesso non riusciamo a vedere perché troppo fagocitati dalla vita di tuti i giorni, possono aiutarci a vivere meglio esprimendo la nostra autenticità e focalizzando l’attenzione sul famoso “bicchiere mezzo pieno”

La mia arte nasce così, da questa ricerca continua di armonia dal mettere nero su bianco, la poesia della natura nella quale siamo immersi.

Sento tanti artisti parlare di dolore e sofferenze come l’unica strada per portar fuori ciò che si ha dentro, io sono della scuola di pensiero che sostiene esattamente l’opposto: penso che mostrare il bello, non si possa far altro incrementare ciò che di bello esiste dentro e fuori da noi.

Questa capacità appartiene a tutti, io ho semplicemente deciso di coltivarla.

Spesso la mia ispirazione, e di conseguenza i miei migliori scatti, nascono da una profonda osservazione che va oltre l’immagine e ne coglie l’essenza più profonda.

Il segreto? Vedere con gli occhi di un bambino. Senza dietrologia senza sovrastrutture. “Mi piaceva, ho scattato” è una delle mie frasi preferite.

Hai scelto di esprimerti attraverso una tecnica molto particolare, ci spieghi in cosa consiste?

Fermo restando che il mio “canale di comunicazione” è la fotografia, ho deciso di fare un passo in più: sperimentare la trasposizione dell’immagine su vari materiali.

Ad un certo punto del mio percorso mi sono imbattuta in Silvia Levenson, un’artista meravigliosa del vetro, che mi ha insegnato ad amare e conoscere questo mondo e questo delicato e poetico materiale.

Fondere le immagini nel vetro è un’esperienza artisticamente appagante perché si creano pezzi unici, irriproducibili.

Capita che tirando fuori dal forno un’opera, si ottenga qualcosa di totalmente inaspettato, a volte distante da ciò che di immaginava. La sensazione è un po’ quella di un bambino davanti a un pacchetto regalo il giorno di Natale: un misto di attesa, di sorpresa e di entusiasmo.

Diversi sono i modi in cui si possono fondere le immagini nel vetro e, nel caso specifico dell’opera in questione,  “Un sorriso tra le foglie” ho deciso di fondere una foto scattata in un viaggio in Madagascar: un ragazzino arrampicato su an albero, libero e felice, che nel momento in cui gli ho puntato l’obbiettivo mi guardato con quegli occhioni color dell’ebano e mi ha fatto uno dei sorrisi più veri che avessi mai visto.

La tecnica che ho utilizzato si chiama Fritta di vetro e sembra un’opera fusa nel ghiaccio, o nello zucchero: non è altro che polvere di vetro sciolta.

In una prima fusione si crea la base, frastagliata nei contorni e unica, come un’opera d’arte dovrebbe essere.

In un secondo passaggio, l’immagine vene fusa su questa lastra creando quello che avete visto alla mostra Arte e Salute. Alle radici della prevenzione.

Le figure, le trasparenze  e i colori che questo materiale consente di creare sono la vera magia.

Come nascono le tue idee creative?

Le mie idee creative arrivano così, senza troppa “dietrologia” come ho detto prima “Mi piaceva, ho scattato” se nella mia mente una cosa può funzionare, provo a crearla. Senza troppe barriere. Lo faccio e basta.

Cerco di guardare il mondo con gli occhi di un bambino, di ricercare il bello, l’armonia e ciò che porta gioia.

Mi piace accompagnare per mano chi, per mille motivi, fa fatica a tirare fuori la sua autenticità, ed aiutarlo a vedere ciò che di bello esiste attorno e dentro di noi. E ce n’è tanto.

sponsored
sponsored
Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

Related Posts

WopArt – Work on Paper Fair a Lugano dal 19 al 22 settembre

La quarta edizione di WopArt - Work on Paper Fair, la fiera internazionale dedicata alle opere d’arte su carta fondata da Paolo Manazza, andrà in scena dal 19 al 22 settembre 2019, al Centro Esposizioni Lugano

Per l’inverno 2019/20, Jeremy Scott fa le cose in grande per Moschino

Per evocare l'eccessivo consumismo, Jeremy Scott, ricostruisce per le sfilate un arredamento da televendita. E con umorismo e fantasia, crea un guardaroba ricamato con lattine di bevande, motivi del dollaro e slot machine e accessori divertenti sotto forma di lavatrice o tubetto di dentifricio

Liu Bolin al MUDEC di Milano

Al Mudec, a partire dal 15 maggio, sono state esposte le fotografie mimetiche dell'artista cinese Liu Bolin, in occasione della mostra "Visibile Invisibile"