Sandy Sgoklund Oniric views

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Fotografie. Ma non solo. Quelle di Sandy Skoglund sono sculture, visioni, ambientazioni tra realtà e immaginario. Di una tale purezza iconica da evocare Photoshop, ed ottenere la smentita. “Realizzate al computer le immagini cambierebbero di significato, mentre sapere che ciò che guardiamo è esistito davvero, modifica la nostra percezione”. Lo scatto fissa set complessi, allestiti con cura dall’artista e le cui sculture – in gesso, resina di poliestere o argilla dipinta – sono da lei personalmente modellate. Nata in Massachusetts, una formazione artistica internazionale, scopre la fotografia all’inizio degli anni ’70 a poco più di vent’anni. Le sue prime Reflections on a Mobile Home la spingono a investigare in modo autodidatta le possibilità creative del media, fino a raffinare con maestria la scelta e l’impiego di colore e le inquadrature.

Sandy Skoglund si impone agli albori degli anni ’80 con Radioactive Cats, un ambiente domestico di cucina, pervaso dal grigio e dominato da 24 gatti fluorescenti per lo più protesi verso il frigorifero mentre le presenze umane, due anziani di spalle, sono a loro del tutto indifferenti. Con Revenge of the Goldfish, la stanza da letto turchese popolata di pesci rossi, l’autrice debutta a livello internazionale. L’immagine verrà utilizzata anche come copertina dell’album omonimo dalla band Inspirational Carpet nel 1992. Ancora, Maybe Babies, con i suoi 20 neonati grigio-azzurro o grigio-rosa, in movimenti diversi e spontanei, sotto l’occhio dell’osservatore immobile dietro la grata, passando per Cocktail Party, allegorica riproduzione di certi ricevimenti, simbolicamente rappresentati dagli imperanti snack al formaggio, cibo-non-cibo, per arrivare alle ultime opere come The Grey Foxes o Picnic on Wine. “Non considero il mio lavoro in relazione diretta con il surrealismo. Credo piuttosto che riguardi la condizione di contrasto e complessità che oggi caratterizza gli Stati Uniti.” Dal 2004, l’artista lavora ad una serie di quattro paesaggi artificiali, che interpretano le stagioni e il loro impatto emotivo sull’uomo. Un memento di come le cose cambino, rimanendo le stesse. Di quanto l’uomo e la natura siano uniti da un fragile equilibrio. Con Fresh Hybrid, siamo posti di fronte a un paesaggio primaverile di un mondo post-organico artificiale, che esplora le frontiere mutevoli tra reale e verosimile, artificiale e naturale. Winter è in corso di realizzazione dal 2008. S’ispira all’idea che la vita stessa possa essere strangolata dalla morsa del gelo. Nel 2010, l’autrice lavora a fiocchi di neve in ceramica, fondendo immagini fotografiche di occhi a forme smaltate fatte a mano.

Si impone per la prima volta il desiderio di padroneggiare il processo digitale. Nel suo percorso verso l’appropriazione di nuove tecniche, l’artista ha inventato un programma che le consente di scolpire al computer per poi passare alla fase concreta di realizzazione. Questo si è tradotto in un impiego considerevole di tempo che soggiace alla filosofia di resistere all’istantanea e far muovere questa fotografia alla velocità di un ghiacciaio. Il tema dei fiocchi di neve viene quindi ripreso e reintegrato nelle sculture stesse. Nell’opera, ogni frammento è stato scelto per esprimere la paura primaria della dipendenza umana dalla natura e dagli altri.

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