Il giovane Picasso alla Fondazione Beyeler

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La mostra presenta i capolavori di Picasso nei primi anni della sua vita artistica trascorsa tra Parigi e Barcellona, dal 1901 al 1907.
“All you need is Pablo”. Con questo grido la piazza di Basilea, nel 1967, innamorata di lui, chiedeva di mantenere due opere del genio spagnolo presso il Kunstmuseum Basel.
E oggi è alla Fondazione Beyerer la mostra monografica: “Il giovane Picasso – Periodo blu e rosa”, evento di punta di questo 2019 a livello europeo, che vede la luce dopo diversi anni di preparazione. Mai prima d’ora si era assistito ad una tale concentrazione di tele di questa fase pittorica e probabilmente ci vorrà ancora molto tempo prima che ciò avvenga.
Il percorso esibisce 75 capolavori raramente concessi in prestito e provenienti da 41 prestatori, di cui 13 musei tra i più conosciuti al mondo, come il Musée national Picasso di Parigi, il MOMA di New York, la Tate di Londra, la National Gallery di Washington, D. C., il Pushkin State Museum of Fine Arts di Mosca, il National Museum of Art di Osaka, per citarne alcuni.

La mostra accompagna il visitatore attraverso le opere di Picasso nei primi anni della sua vita artistica trascorsa tra Parigi e Barcellona, tra il 1901 e il 1907, fino ad approdare ad uno studio per le Demoiselles d’Avignon. Nel periodo blu, Picasso indaga la figura umana interpretando, in silenziosa contemplazione, emozioni esistenziali quali la tristezza, l’amore, il destino, la morte. Delicate e bellissime, dall’influenza simbolista, le figure si tingono di rosa e ocra, quando il pittore si stabilisce nel 1905 a Parigi, e attribuisce a saltimbanchi, acrobati e arlecchini una nuova speranza.
Il soggiorno spagnolo sui Pirenei del 1906, dedicato alla ricerca di una nuova autenticità nell’arte, vede la creazione di numerosi dipinti e sculture in cui convergono canoni corporei sia arcaici sia classici. Soprattutto i nudi femminili rappresentati in modo “primitivistico” sono indicativi di come la deformazione e la scomposizione portino progressivamente verso il linguaggio cubista, presente già nel 1907.
Accanto alla fruizione dei dipinti, la Fondazione Beyerer ha curato un programma interessantissimo di eventi.

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