Do you love cooking? Si, ma … cum grano salis!

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La cucina come passione è un elemento che solo in parte appartiene al progetto ideato e realizzato da un giovane imprenditore milanese, Edoardo Maggiori che, in pochi anni, ha costruito un interessante modello di business nell’ambito della ristorazione, portandolo ad aprire, a tempo di record, tre ristoranti di successo nella capitale meneghina.

Analisi, ricerca, attenta valutazione del target consumer e maniacale cura della qualità, sono solo alcuni degli elementi che hanno consentito ad Edoardo di creare un business model così efficace.

Lo incontriamo a La Filetteria Italiana, un ristorante completamente dedicato alla carne, che offre una ampia selezione di filetti di diversi animali e differenti provenienze.

La location è curata in ogni dettaglio, dagli arredi, alle luci fino alla musicae affaccia in Ripa di Porta Ticinese a Milano.

Edoardo, come nascono i tuoi progetti?

Quando ho terminato gli studi, ho analizzato con grande attenzione differenti business, al fine di identificare quello più profittevole, scalabile, facilmente controllabile, che potesse dare risultati concreti e di qualità superiore alla media, rappresentando qualcosa che i clienti avrebbero compreso e quindi apprezzato.

Far fronte a bisogni primari, come quello di nutrirsi, potrebbe sembrare quasi banale, il mio obiettivo però è sempre stato quello di offrire una esperienza diversa, di alto livello e nuova.

Edoardo Maggiori
Edoardo Maggiori

Cosa intendi?

Ti faccio l’esempio della scelta delle carni che offriamo a La Filetteria Italiana.

Nel nostro menù i clienti trovano zebra, cammello, renna, canguro, struzzo oltre al manzo (Chianina o Fassona) e al vitello. Carni provenienti da tutto il mondo.

Non è scontata questa scelta, proviene da una profonda osservazione di come la differenziazione degli allevamenti consentirebbe di ridurre in modo significativo gli allevamenti intensivi di alcune specie nostrane, nell’otticadi migliorare la qualità della vita degli animali e consentendo di attivare allevamenti alternativi.

La Filetteria Italiana

Una scelta controcorrente, in un mondo che portaaltala bandiera del veganesimo.

Una scelta razionale, che non impone regole, ma che offre una esperienza gustativa e nutritiva differente. La scelta del nome del mio locale è chiara, coerente con ciò che offriamo, facendo trasparire ivalori che oggi si impongono nella relazione con il consumatore. Chiarezza per poter scegliere e chiarezza e linearità dell’offerta.

Devi confessarti che la risposta del pubblico è stata molto positiva e appagante, gli italiani amano la cucina di qualità.

Oltre a La Filetteria Italiana, l’Officina del Riso, diversificazione?

L’Officina del Riso in Via Marghera si rivolge ad un target diverso rispetto a quello pensato per La Filetteria Italiana. L’obiettivo che ci siamo dati è stato quello di pensare e cucinare il riso in modo nuovo. Nel nostro menù convivonoirisotti classici con quelli frutto di creatività, i prodotti delle nostre terre occidentali con lerivisitazioni dei gunkan giapponesi.

Anche per questo progetto ricerca e attenzione agli ingredienti proposti più la qualità dei prodotti, la fanno da padroni all’Officina del Riso. Tutti i piatti sono preparati con il Lomello, una tipologia di riso molto simile al Carnaroli, ma con una cremosità particolare.

E sempre, tradizione e originalità si sposano nei nostri piatti, come nei roll con petto d’oca affumicato e crema di funghi, in quelli con lardo, miele e cipolla rossa di Tropea caramellata, o contartare di vitello e olio di nocciola oppure ancora nei roll con ananas, lardo, pepe nero e granella di pistacchio e Jamon iberico, guacamole e gazpacho.

Anche in questo caso, vedo nella nostra clientela grande apprezzamento per lo sforzo che abbiamo fatto, ci premiano quotidianamente con affetto e fedeltà.

Sono molto soddisfatto.

Ascoltandoti raccontare questa tua avventura imprenditoriale si ha l’impressione che tu abbia tutto sotto controllo. Quanto conta la scelta dei collaboratori?

Ho capito fin dall’inizio che è davvero fondamentale avere personale e collaboratori preparati, seri e molto professionali.

Io cerco di circondarmi di persone che sappiano fare meglio di me e quando li trovo, li tengo al mio fianco, facendoli partecipare alla mia avventura.

Punto a vivere e lavorare in grande armonia, chi collabora con me deve condividere lo spirito e la filosofia che sottende al progetto, è indispensabile.

Vedere visi sorridenti che lavorano per te, è importante, sia per l’equilibrio professionale di ciascuno, sia per la soddisfazione del cliente.

Anche i nostri consulenti sono grandi professionisti e ci supportano nelle varie materie, dalla comunicazione ai temi fiscali e sono tutti parte, spesso fondamentale, del grande mosaico che sto costruendo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Potrei dirti aprire ristoranti in tutto il mondo… forse potrei sembrare un pazzo, ma molto spesso la follia è indispensabile nel business e nella vita. Come dice Erasmo da Rotterdam nel suo Elogio della follia: “La vita umana non è che un gioco, il gioco della pazzia”.

Quindi con un po’ di follia ma cum grano salis… ti dico che all’orizzonte c’è un programma di digitalizzazione e internazionalizzazione, però non posso dirti di più, ti racconterò meglio la prossima volta!

Edoardo Maggiori

Naturalmente ho in programma di portare avanti i miei modelli di business, aggiornandoli e modificandoli secondo le esigenze del mercato.

Per ora, posso rivelarti che entro l’estate aprirò Nuda e Cruda, un nuovo format molto sfizioso che, immagino, piacerà ai milanesi.

Chiaramente, Excellence Magazine, tu e tutti i tuoi lettori siete, fin d’ora, invitati all’inaugurazione.

Vi aspetto.

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Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

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