[:en]The Italian Surrealism of Giorgio de Chirico[:it]Il Surrealismo Italiano di Giorgio de Chirico[:]

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[:en]We live in a phantasmic world, to which we gradually accustom ourselves. (G. de Chirico, 1918)
After almost fifty years since de Chirico’s last personal exhibition in 1970, Milan finally hosts the artist’s works again in an extraordinary retrospective. An exhibition made up of unprecedented comparisons and original combinations that reveal the phantasmic world of one of the most complex artistic figures of the 20th century.

Giorgio de Chirico, Orfeo trovatore stanco, 1970, oil on canvas 149 x 147 cm Roma, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico © Giorgio de Chirico by SIAE 2019

The exhibition is key to understanding a hermetic style of painting that has its roots in the painter’s childhood in Greece, matures in the Paris of the avant-gardes, gives life to the Metaphysics, which bewitched the surrealists and fascinated Andy Warhol, and that, finally, mystifies with his irreverent, ironic reinterpretations of the Baroque era.

The collaboration of several prestigious international, national and local museums and institutions – including the Tate Modern of London, the Metropolitan Museum of New York, the Centre Pompidou and the Musée d’Art Moderne de la Ville of Paris, the National Gallery of Modern and Contemporary Art of Rome, the Peggy Guggenheim Collection of Venice, and the Museo del Novecento, the Boschi Di Stefano House Museum, the Brera Art Gallery, and Villa Necchi Campiglio, in Milan – ensured the reconstruction of this broad and complete retrospective, dedicated to one of the artists who, through his work and his figurative language revolution, made such a strong impact in the Italian and international collective image of Twentieth century art.

Giorgio de Chirico: L’incertezza del poeta, 1913, oil on canvas 106 x 94 cm, Londra, Tate Modern ©Tate, London 2018 © Giorgio de Chirico by SIAE 2019.

Giorgio de Chirico: Il saluto dell’amico lontano, (Le salut de l’ami lointain), 1916, oil on canvas 48,2 x 36,5cm Verona, Collezione Carlon, Palazzo Maffei © Giorgio de Chirico by SIAE 2019.

The exhibition is almost a dialogue, a communication channel between the artist and his audience: it features a highly sophisticated language, made of shadows, enigmas and fascination, which manages to be, at the same time, innovative and lucid enough to eliminate any barrier to the enjoyment of the work itself. The paintings do not follow a sterile chronological order, but they come together according to a figurative flow of consciousness, which tells the story of the artist’s Stimmung through his family background, his metaphysical revelation and his inexhaustible philosophical investigation based on dialogue, from which his spirits, visionary squares, gladiators, and endocentric mannequins take shape. The sequence of the works does not forget the artist’s baroque period, usually overlooked by the critics, in which his poetic lyricism blends with the technique evoked by the thick brushstrokes full of pictorial matter. Muses, Argonauts, archaeologists, mannequins, philosophers, prodigal sons, gladiators, horses… They all come to life and accompany the visitors through the exhibition, inviting them to look at de Chirico’s paintings with new “tools” and new “eyes”, to notice every detail, managing to confirm the vitality and innovation of his art, which has influenced the visual culture of the Twentieth century and whose language is, today more than ever, still relevant.

Giorgio de Chirico Ariadne, 1913, oil and graphite on canvas,, 135,3 x 180,3 cm New York, The Metropolitan Museum of Art Lascito di Florene M. Schoenborn, 1995 © Giorgio de Chirico by SIAE 2019.

The exhibition is divided into eight rooms, each proposing different themes ranging from de Chirico’s biographical background to his constant wandering, which became one of the main themes of his art. His history of constant uprooting actually allowed him to unify all the different parts of his background and to create connections within the cultured and literary Mediterranean civilizations, combining his Italian and Hellenic roots with the German culture of the late Nineteenth century. The Parisian period of the first decade of the Twentieth century, his proximity to the Cubist artistic movements and the sense of not belonging to the artistic currents of the time created their own form of avant-garde, which is in fact de Chirico’s Metaphysics. During this period, some of the most original themes in the artist’s work make their appearance, including his mannequins, which sometimes take the appearance of astronomers. The exhibition ends with a room dedicated to Neometaphysics, focused on the production of replicas – something that the painter had already started in the 1920s – which now reveals itself in all its conceptual strength.[:it]Viviamo in un mondo fantasmico con il quale entriamo gradatamente in dimestichezza (G. de Chirico, 1918)
Sono trascorsi quasi cinquant’anni dalla personale del 1970 e finalmente Milano torna ad ospitare l’opera di de Chirico in una straordinaria retrospettiva. Un percorso espositivo fatto di confronti inediti e accostamenti irripetibili che svelano il fantasmico mondo di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo.

Giorgio de Chirico, Orfeo trovatore stanco, 1970, oil on canvas 149 x 147 cm Roma, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico © Giorgio de Chirico by SIAE 2019

La mostra offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco.

Attraverso la preziosa collaborazione con prestigiosi musei internazionali – tra cui la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris di Parigi – e nazionali – la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia – oltre a importanti istituti milanesi – quali il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi Di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio – è stato possibile ricostruire una retrospettiva ampia e completa di uno degli artisti che con la sua opera e con la rivoluzione del linguaggio figurativo da lui attuata, ha attraversato il secolo scorso lasciando un profondo segno nell’immaginario italiano e internazionale del Novecento.

Giorgio de Chirico: L’incertezza del poeta, 1913, oil on canvas 106 x 94 cm, Londra, Tate Modern ©Tate, London 2018 © Giorgio de Chirico by SIAE 2019.

Giorgio de Chirico: Il saluto dell’amico lontano, (Le salut de l’ami lointain), 1916, oil on canvas 48,2 x 36,5cm Verona, Collezione Carlon, Palazzo Maffei © Giorgio de Chirico by SIAE 2019.

La mostra è quasi un dialogo, un canale comunicativo tra l’artista e il suo pubblico, che mette in scena un linguaggio sofisticato, fatto di ombre, enigmi e fascinazione ma talmente dirompente e lucido da eliminare qualsiasi barriera alla fruizione dell’opera. I dipinti esposti non seguono lo sterile ordine cronologico ma si accostano l’uno all’altro secondo un figurativo flusso di coscienza, che racconta la Stimmung dell’artista attraverso la sua genesi familiare, la sua rivelazione metafisica e il suo inesauribile esercizio di indagine filosofica basato sul dialogo, da cui prendono forma i suoi spiriti, le sue piazze visionarie, i suoi gladiatori e i suoi endocentrici manichini. La raffinata sequenza di opere non lascia indietro il periodo barocco del maestro, solitamente oscurato dalla critica, in cui il lirismo poetico si fonde alla tecnica evocata dalle grasse pennellate piene di materi pittorica. Muse, argonauti, archeologi, manichini, filosofi, figliol prodighi, gladiatori, cavalli… tornano a prendere vita e accompagnano il visitatore sala per sala, invitandolo a guardare con nuovi “strumenti” e nuovi “occhi” la pittura di de Chirico, a scendere anche nei dettagli, confermando la vitalità e l’invenzione della sua arte che ha influenzato la cultura visiva del XX secolo e il cui immaginario è oggi più che mai attuale.

Giorgio de Chirico Ariadne, 1913, oil and graphite on canvas,, 135,3 x 180,3 cm New York, The Metropolitan Museum of Art Lascito di Florene M. Schoenborn, 1995 © Giorgio de Chirico by SIAE 2019.

Sono otto le sale attraverso le quali si articola la personale, proponendo temi differenti che vanno dalla vicenda biografica di de Chirico al suo costante errare che diventerà uno dei temi principali della sua poetica. La condizione di sradicamento gli permette infatti di tenere insieme tutte le differenti provenienze e di collegare l’intera civiltà mediterranea, colta e letteraria, le sue radici italiane ed elleniche con la cultura tedesca di fine Ottocento. Il periodo parigino del primo decennio del Novecento, la vicinanza ai movimenti artistici cubisti e insieme la non appartenenza alle correnti dell’epoca fanno emergere una propria forma di avanguardia che è proprio la Neometafisica. Sono questi gli anni in cui fa la sua comparsa uno dei temi più originali dell’opera di de Chirico, quel manichino che talvolta ha le sembianze di un astronomo. La mostra chiude con una sala dedicata alla neometafisica, con un processo di produzione di repliche – che aveva già avuto inizio negli anni venti – e che si rivela in tutta la sua forza concettuale.[:]

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Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

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