Wonderful things

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Quando dieci anni fa Susanna Brown è entrata al V&A con la responsabilità di curare la sezione fotografica, ha cominciato con l’acquisire, fra le prime immagini, quelle di Tim Walker. Tim Walker è legatissimo al Victoria & Albert Museum, che è fonte inesauribile di ispirazione per lui e per molti altri artisti e che offre una collezione disparata, di cui Walker apprezza la vastità.

L’idea della mostra “Wonderful Things”, esposta fino all’8 marzo, era semplice: doveva essere una personale retrospettiva di Tim Walker a cui aggiungere nuovi scatti. La realizzazione, frutto di centinaia di ore trascorse a indagare oggetti e angoli reconditi del museo, in realtà, è stata immensa. Complessivamente, un anno di ricerca, un anno di shooting e quasi un anno dedicato alla scelta delle immagini, anche se, fino a qualche giorno prima dell’apertura della mostra, il fotografo ne ha aggiunte di nuove. Walker è definito da più voci “il più grande fotografo creativo vivente” e dal 1990 crea scenari immaginifici per celebrare la moda, per i più autorevoli fashion magazine come Vogue, Love e W, dove gli abiti appaiono elementi quasi incidentali.

Confessa che la sua ispirazione può essere stimolata da qualsiasi cosa, da un libro di cucina, da un dipinto, dal tessuto di un divano, e ammira un artista come Bosch, autore di echi che si rincorrono fino a toccare l’oscurità, ispirazione che viene poi veicolata nel mondo della moda per risvegliare tutti. La fotografia è essenzialmente una somma di strati, di consistenze, che si stemperano nella luce patinata dei corpi. Un oggetto non è soltanto quanto di lui è fisico, ma anche tutte le emozioni che risveglia. Accanto a lui, da quasi diciannove anni, la set designer Shona Heath, che lavora incessantemente non solo all’organizzazione, viaggiando, impacchettando, spacchettando, caricando camion, ma anche e soprattutto all’aspetto creativo, portando le sue suggestioni e il suo bagaglio estetico particolarmente inglese. “Tutti gli scatti che abbiamo fatto tendono a comunicare il mio incontro col sublime”, dice Walker.

E ancora: “Per me la bellezza è qualsiasi cosa, ecco perché ne ammiro l’infinita varietà”. Nato nel Devon nel 1970, l’artista comincia il suo percorso studiando l’archivio del fotografo Cecil Beaton, pioniere della nuova moda, presso la biblioteca Condé Nast. Dopo essere stato al seguito di Richard Avedon a New York, rientra a Londra, dove pubblica la sua prima story per Vogue all’età di 25 anni. Da allora ha lavorato per l’edizione inglese, italiana e americana di Vogue, Love, W, i-D, AnOther. Nelle sale, le immagini sono collocate accanto agli oggetti del V&A che le hanno ispirate, che spesso non si trovavano esposti ma archiviati in magazzino da anni. Il percorso è un’esperienza immersiva, dove si riconoscono modelle importanti, personaggi quali Sir David Attenborough, Margaret Atwood, Peter Blake e David Hockney, e una galassia di interpreti da Tilda Swinton, Riz Ahmed, Cate Blanchett, Björk, Timothée Chalamet, Beth Ditto, Daniel Day-Lewis, solo per citarne alcuni.

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