Lo Chef Bruno Ferrari ci racconta la sua esperienza a Shangai durante l’emergenza Coronavirus

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Alcuni mesi fa abbiamo avuto modo di intervistare lo Chef Bruno Ferrari, in merito alla sua lunga esperienza in Cina. Torniamo adesso a parlare con lui per avere una testimonianza diretta su questo momento di emergenza Coronavirus.

Bruno, hai vissuto direttamente l’emergenza Coronavirus in Cina, ci racconti come ti sei sentito?

Inizialmente, prima del Capodanno Cinese non davo sinceramente tanto peso alla cosa, dal momento che sembrava un problema circoscritto solo a Wuhan, ma subito alcuni giorni dopo è scattato l’allarme. Wuhan è stata messa in lockdown e hanno iniziato a girare notizie sulla gravità cosa. Ero stato a Wuahn il 12 dicembre per lavoro, l’Hilton Hotel mi chiese di cooperare con loro per l’apertura di un nuovo ristorante italiano.

Come mi sono sentito? Dopo aver appreso che il virus girava sin da dicembre, ho ovviamente avuto un po’ di paura, la prima cosa ho fatto è stata una visita in clinica privata per accertarmi che non correvo rischi, subito dopo ho trascorso circa 35 giorni a casa in autoisolamento. Non e’ stato piacevole star rinchiuso tutto quel tempo in casa, ma credetemi, se in Cina dicono che c’e pericolo di contagio è opportuno crederci e rispettare le regole aspettando che tutto passi.

Quali azioni sono state più efficaci per gestire l’emergenza?

In primis sicuramente l’ordinanza di non uscire e di non andare in luoghi affollati. Per prima cosa hanno chiuso cinema, teatri, qualunque tipo di evento è stato bloccato, e subito dopo ristoranti, bar e hotel sono stati chiusi. Qui a Shanghai nessuno è andato a “svaligiare” i supermercati, e in qualsiasi posto si entrasse, dal supermercato, alla banca a qualsiasi altro ufficio, veniva misurata la temperatura, registrato il numero di telefono, i dati anagrafici e il numero di passaporto e l’orario di entrata e uscita dal locale. Non c’è stata tecnicamente un’ordinanza che ti obbligava di stare chiuso in casa qui a Shanghai, ma il buon senso della gente ha fatto modo che non si andasse in giro se non strettamente necessario.

Come valuti le azioni che vengono portate avanti in Italia?

Da ciò che vedo e leggo ogni giorno a riguardo, il Governo italiano sta facendo un buon lavoro, sopratutto bloccando tutto e mettendo la popolazione in quarantena, se solo fosse rispettata come si deve, secondo me i casi potrebbero scendere drasticamente ogni giorno, ma non vedo tutta questa voglia di voler rispettare le regole.

Per quanto riguarda le aziende e titolari di imprese avrebbero bisogno di aiuti piu’ concreti, sappiamo bene che sin da prima del virus c’erano problemi, spero solo che il Governo farà modo di poter supportare meglio le aziende in modo da aiutarle nella ripresa quando tutto sarà finito.

Hai dovuto anche tu chiudere e tue attività ristorative, come sta andando ora la riapertura?

Inizialmente ho chiuso il ristorante il 23 gennaio in occasione del Capodanno Cinese e avuto in programma di riaprire a fine mese.. ma dopo ciò che successo sono stato chiuso per circa 42 giorni totali… non pochi devo dire… prima di riaprire abbiamo dovuto seguire degli standard ben precisi, come munirci di documentazioni che attestavano determinate prassi, come quella di disinfettare il locale ogni giorno e registralo su un documento, munirci di termometro laser per controllare le temperature a tutti i clienti che entrano al ristorante, tenere un registro che monitora tutti i dipendenti sia in entrata che in uscita e misurare almeno 2 volte al giorno la temperature.

Rigorosa anche la registrazione dell’accurato lavaggio delle mani dei dipendenti, l’eliminazione cibi crudi dal menu (come carpaccio, insalate ecc).

I clienti non possono sedersi uno di fronte all’altro al tavolo, ma solo uno di fianco all’altro, se il ristorante ha una capacità di 36 coperti (come nel mio caso) allora non puoi avere più di 15 clienti a cena, ogni tavolo deve essere distanziato almeno di 1,5 mt. Se un cliente si presenta senza mascherina, allora dobbiamo rifiutarlo , se ha una temperatura superiore a 37,3 gradi dobbiamo chiamare un numero specifico e verrà polizia e infermieri a prelevarlo per effettuare i controlli sanitari.

Ho riaperto da due settimane, la ripresa è un po’ lenta al momento, Teniamo duro perchè sappiamo che tutto passerà.

Hai dei consigli da dare ai tuoi colleghi in Italia?

Ovviamente il primo è quello di rispettare le regole e stare a casa, so che è dura ci sono già passato, ma credetemi, lo sarà ancora di più se continuate a uscire senza rendervi conto della serietà della cosa! Non aspettate che sia troppo tardi!

Bisogna credere nella ripresa, personalmente ho già firmato un contratto per un nuovo ristorante che voglio aprire nella mia regione in Abruzzo a Pretoro.

Avevo programmato di tornare per metà marzo, ma vista la situazione credo dovrò posticipare a fine aprile, sperando che la situazione perlomeno migliori un po’. Il ristorante si chiamerà “Bruno Ferrari Ristorante” avrà non più di 30-32 coperti, E’ scavato nella grotta ed è molto caratteristico, utilizzerò solo ed esclusivamente prodotti nella mia terra, l’Abruzzo e tutte le ricette saranno presentate con una nota di moderno, diciamo un modo diverso “ma non troppo” di mangiare abruzzese…

Credo nell’Italia e sono sicuro che la ripresa ci sarà.

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Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

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