Clara Bona, l’Architetto del Mix and Match e dei Colori

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La casa non è che l’uomo esteriorizzato diceva l’intellettuale americano Frank A.Parsons. Una citazione mai più vera se penso a Clara Bona e al suo Viaggio a casa mia, una serie di storie Instagram proposte in daytime, con cui ci apre le porte di casa sua attraverso un variegato percorso a tema dedicato al mondo dell’interior. Architetto (ha fondato insieme a due colleghe Studio98) e giornalista milanese (attualmente si occupa della rubrica on line sulle ristrutturazioni per Cose di Casa), la sua galleria sul social delle immagini è un calibrato mélange di colori vibranti e stampe, work in progress dei suoi progetti di case alternati a frame di vita personale, tutti con un unico fil rouge: il suo sorriso contagioso. Tra una lampada iconica, un vaso di Venini o un oggetto del cuore che viene da un mercatino d’antiquariato, è proprio il sorriso di Clara l’accessorio più prezioso che caratterizza i suoi video, insieme a quel pizzico di ironia e spontaneità che in un mondo di filtri, quello dei social media, sono i valori più apprezzati dai followers. E la dimora in cui vive rispecchia in toto la solarità e l’eclettismo di Clara in dettagli come tonalità cromatiche decisamente briose o mix and match di pattern che si fondono con armonia in un appartamento meneghino dal bellissimo parquet in larice scricchiolante.

Così, in uno dei tanti pomeriggi di questa lunga quarantena la invito per un’intervista, voglio approfondire assolutamente il suo percorso e chiederle altre cose sul suo lavoro. D’altronde ha trasformato il sogno abitativo di tanti clienti in un progetto reale!

Detto fatto, Clara risponde subito con disponibilità alla richiesta di un’intervista e ci diamo appuntamento per una chiacchierata telefonica, o come ormai diciamo tutti una call.

Ci racconti un po’ di te? 

Sono architetto e giornalista, attività che ho portato avanti sempre in modo parallelo. Dopo il liceo artistico mi sono iscritta ad Architettura al Politecnico di Milano. Nel frattempo ho frequentato anche una scuola serale di grafica pubblicitaria e un anno dopo della laurea, nel 1989, mi sono diplomata. Erano gli anni in cui non si utilizzavano i programmi informatici per la progettazione, ricevendo così un’impostazione molto manuale. A volte pensavo fosse una perdita di tempo dedicarsi in maniera certosina al disegno tradizionale; oggi, invece, è un modus operandi che apprezzo e mi ha dato molto. La scrittura era un’altra passione, così ho iniziato a girare per le redazioni (prima si usava così!) proponendomi per scrivere articoli di design e lifestyle. E sono riuscita a diventare pubblicista, e iscrivermi quindi anche all’Ordine dei giornalisti. Durante i primi impieghi negli studi di architettura, il mio ruolo era più legato ad attività tecniche, pratiche burocratiche per i cantieri. Mi sono occupata anche di seguire lo styling degli interni delle residenze per gli shooting fotografici.

Nel 1998 ho fondato insieme a due colleghe Studio 98, nel quale sono confluite tutte le esperienze passate, con un focus sull’ interior design (la mia vera passione) per spazi residenziali e commerciali, interventi di restyling e allestimenti.

 

Cosa ti piace di più del tuo lavoro e quali sono le difficoltà ricorrenti che riscontri?

Mi piace tantissimo la parte progettuale: un processo istintivo e automatico per me. Vedo una casa e già si mette in moto il flusso creativo! Poi entrano in campo altri aspetti del lavoro, come trasmettere il progetto al cliente, l’avvio e la direzione dei lavori che, soprattutto nella ristrutturazione, evidenziano varie problematiche ed intoppi. Occorre tanta flessibilità e creatività. Inizi un cantiere pensando di andarci 30 volte, ma diventano 300! Se lo segui con cura in prima persona però il risultato sarà perfetto.  In definitiva, dove c’è un ostacolo si riescono ad ottenere soluzioni migliori. Ci sono tante fasi, tutte da non trascurare, in una casa è necessario rispettare dei diktat perché il dettaglio fa la differenza. Quando i miei clienti mi dicono che è un piacere tornare a casa o trascorrervi tanto tempo come in questo momento, per me è una grandissima soddisfazione!

Cos’è per te il lusso oggi?

 Se penso al lusso correlato al mondo dell’architettura d’interni penso a piccoli spazi della casa dedicati al wellness e al comfort, che non devono essere solo appannaggio di grandi residenze, ma anche di situazioni abitative dalle dimensioni più contenute, come gli appartamenti in città. Vedo un grande lusso anche avere uno spazio all’aperto, un terrazzo, un piccolo giardino. Allo stesso tempo, il lusso in termini di interior significa circondarsi di oggetti e arredi realizzati con cura nei materiali e nelle lavorazioni, o pezzi di design senza tempo.

La mia idea di lusso è nella semplicità, corrisponde a concedersi tempo per sé stessi: per me fare è un viaggio, vivere la mia casa in Liguria o fare colazione in una bellissima pasticceria.

Gae Aulenti disse: Mi fa imbestialire la ghettizzazione in genere. A cominciare da chi dice: come architetto ho preso una donna.

Siamo nell’epoca dell’empowerment, del Me Too…Pensi che siano superati certi pregiudizi sulle professioni per le donne?

Penso che ancora abbiamo della strada da percorrere per abbattere certi pregiudizi. Il panorama dell’architettura rimane ancora oggi molto maschile, mentre nel campo del design e dell’interior le quote rose sono maggiori perché probabilmente è un tipo di lavoro più femminile per le implicazioni ad esso legate, tra cui un approccio empatico con il cliente: spesso, infatti, si instaura un rapporto di amicizia che prosegue anche al termine della collaborazione. Mi rendo conto che ancora dobbiamo superare certi luoghi comuni quando nei cantieri ti ritrovi ad affrontare un team di uomini, tra muratori, imbianchini, che a volte ti guardano con reticenza. Sia chiaro: io non ho mai avuto problemi con nessuno. A volte però mi chiedo: se fossi un uomo? Ci sono delle iniziative che tuttavia dimostrano che il vento sta cambiando: di recente ho partecipato ad una conferenza di donne architette – RebelArchitette – che hanno raccolto in un libro 100 professioniste di tutto il mondo impegnate nell’attivismo, nell’ottica di smuovere le coscienze sull’inclusione femminile nelle professioni legate all’ambito della progettazione.

La casa è una macchina complessa e fondamentale per il nostro benessere si legge sul vostro sito. La situazione attuale dovuta al COVID-19 probabilmente ci porterà a ripensare alcuni sistemi e sradicarne altri, quali conseguenze pensi che ci saranno per gli spazi dell’abitare? L’interior design avrà ancora più valore?

Durante questa reclusione forzata la casa ha assunto decisamente un nuovo valore. Ci siamo accorti che ci sono cose più importanti e altre meno. Sarà sempre più necessario organizzare gli spazi per renderli più confortevoli e a misura delle nostre esigenze, come recuperare un angolo per un home office microscopico. A Milano, ad esempio, ci sono tantissime persone che non hanno mai usato il loro terrazzo, diventato uno dei luoghi chiave per rilassarsi durante questo lockdown. Uno spazio all’aperto è importantissimo! C’è più consapevolezza, prima la maggior parte delle abitazioni era vissuta solo la sera al rientro dal lavoro. Mi è capitato vedere persone andare a vedere immobili da acquistare girando con la bussola: una cosa che mi colpì, ma ora che vivo 24 ore su 24 a casa mi rendo conto di quanto sia cruciale l’orientamento della casa per il benessere abitativo.

Viaggio a casa mia è il tuo nuovo format con il quale ci apri le porte di casa tua, unica, ricca di colori e pattern. Hai un tuo tratto stilistico che porti anche nei progetti dei tuoi clienti?

Il colore è sicuramente la mia cifra stilistica. Quando propongo una casa bianca ad un cliente rimane quasi deluso. Durante gli anni ho sviluppato un senso del colore importante; l’abbinamento delle tonalità cromatiche non è un processo immediato: esiste una vera e propria progettazione coordinata. Così come per le carte da parati, altro elemento che amo.

Dal punto di vista della geometria prediligo la simmetria, linee dritte e giochi di volume ordinati. Non amo forme curve o tagli diagonali. Ai controsoffitti preferisco sempre le grandi altezze.

Nelle ristrutturazioni, non sono una che entra in casa e vuole buttare tutto: per me è fondamentale non tradire l’identità originale dell’abitazione. Cerco sempre di conservare ciò che trovo interessante e valorizzare lo spirito della casa.

Viaggio a casa mia non si propone come serie di tutorial per arredare la casa, ma vuole essere uno spunto d’ispirazione attraverso video girati dentro casa mia. Ho sempre utilizzato Instagram con un piglio giornalistico, accompagnando le foto con lunghe descrizioni.

Se fossi un’icona di design quale saresti?

Sarei la Superleggera di Cassina disegnata da Giò Ponti: una sintesi perfetta tra design, tecnologia e resistenza. Moderna ed essenziale, una sedia ideata nel 1957, ma ancora oggi attuale e versatile, adattandosi perfettamente a qualsiasi tipo di interno.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho tanti progetti residenziali e cantieri tra la Liguria e Milano che al momento si sono dovuti fermare, ma ripartiranno non appena usciremo da questa situazione. Si tratta di lavori e collaborazioni molto speciali, che mi entusiasmano molto. Inoltre, ho un progetto editoriale inedito: scrivere di case legate alle storie di chi le abita, un interessante mix tra interior e psicologia che avevo sospeso ma che ora ho ripreso!

Grazie Clara!

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Letizia Bellitti
Letizia Bellitti
Curious by nature and passionate about everything creative. I have been writing for several years, and I have always been interested in fashion and design. Writing about fashion, art and design is the best way for me to share my passion with others.

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