Cristiano Minellono una vita di poesia

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Cristiano Minellono, non ha bisogno di presentazioni data la notorietà internazionale conquistata per la quantità e la qualità delle sue canzoni, celebri in tutto il mondo.

E’ l’unico autore italiano che ha vinto due volte il Festival di Sanremo con le canzoni “Ci sarà” e “Se mi innamoro” e per quattro volte ha conquistato il secondo posto.

Ha venduto oltre centocinquanta milioni di dischi con le sue canzoni, interpretate da grandi esponenti della musica leggera italiana e mondiale.

Conosciutissimo in Inghilterra come unico autore scelto dai Beatles per il rifacimento in italiano della loro canzone “Let it be ” trasformata in “Dille si”.

Ha scritto canzoni per grandi artisti stranieri come Dalida, ricordiamo i successi “Laissez moi dancer” e “Il Faut dancer reggae”, come Gérard Lenormand e la bellissima: L’enfant des cathédrales.

Le canzoni Felicità, Mamma Maria, Soli, Come vorrei e L’italiano sono stati incisi da tutti i più grandi artisti del mondo.

Maestro, la sua carriera e la sua vita sono costellate di grandi successi. Ci racconta come nascono i suoi testi?

Nascono nonostante me. Io sono un persona clamorosamente pigra, spesso il musicista mi fa sentire una musica e se mi piace provvedo a fare il testo.

Lavoro sempre all’ultimo momento, non c’è un lavoro pregresso, quasi sempre in pochi minuti scrivo un testo come se le parole uscissero da sole.

Riascolto la musica tre o quattro volte nell’arco di due o tre settimane, per avere chiara la metrica e poi compongo.

Prima viene sempre la musica, tranne per la canzone L’italiano, per la quale sono nate prima le parole.

I testi delle sue canzoni sono spaccati di vita, poesie messe in musica. A cosa si ispira quando scrive?

Mi ispiro a tutto ciò che ho vissuto personalmente e a ciò che accade intorno a me, un film, la storia d’amore di una coppia di amici e tutti gli stimoli che la vita sa dare…

Per me la canzone deve essere un film, mentre la si ascolta la si deve anche vedere. Le parole disegnano immagini.

Da qualche tempo, quando si presenta una canzone viene omesso di citare l’Autore dando risalto solo all’esecutore, o al personaggio che il cantante interpreta. Che ne pensa?

Mal costume. Come esprimerlo meglio? Fino all’inizio degli anni ‘70 il Festival di Sanremo, Festival della canzone italiana, premiava gli autori, paroliere e compositore.

L’annuncio del vincitore era chiaro: “vince la canzone…  cantata da… parole e musica di” ed erano proprio i parolieri e i musicisti a ricevere il premio!

Poi tutto è cambiato, il potere mediatico della televisione ha trasformato contenuto in apparenza, dando spazio ai cantanti, spesso diventati personaggi creatori di audience.

Ho vinto due Festival di Sanremo con le mie canzoni, oltre ad aver vinto anche con L’italiano a seguito della votazione popolare, ma non ho ricevuto nulla per queste vittorie, né un attestato né un piccolo segno di riconoscimento tantomeno il Leone con la Palma.

Oggi chi fa televisione non ha grandi competenze, lo show business si basa su aspetti economici, tralasciando qualità e professionalità.

A Sanremo ad esempio, il dietro alla quinte era un ambiente pulito, c’era una grande amicizia tra tutti noi e tra gli artisti che potevano competere per la vittoria, una sana competizione che si basava sul rispetto delle competenze e delle doti artistiche di ciascuno di noi e sulla stima reciproca.

Guardi oggi il sistema delle votazioni:  la giuria di esperti è composta da persone che non hanno competenze in ambito musicale per valutare una canzone, ma spesso sono personaggi che consentono di aumentare l’audience.

E il voto da casa? Oscuri meccanismi di cui non si può verificare la trasparenza.

Come si sta configurando nel nostro Paese la normativa per la tutela del diritto d’autore?

E’ un tema molto serio per il quale lottiamo da anni.

Sono Presidente della commissione musica della SIAE e membro della commissione di sorveglianza.

Voglio ricordare che la SIAE non è un baraccone statale, ma una società privata degli autori di opere teatrali, parolieri, compositori, musicisti…

Nel nostro Paese c’è una grande diseducazione sul rispetto del diritto d’autore, sottovalutato e spesso non riconosciuto.

Ma chiunque utilizzi una canzone per trarne profitto, dalla discoteca al Karaoke, dalla radio alla televisione, deve ricordare che sta utilizzando un prodotto creato e realizzato da professionisti che devono essere pagati, come in qualunque altra filiera produttiva.

Negli altri paesi europei c’è maggior rispetto e più serietà.

Anni fa siamo riusciti a lavorare con le forze politiche europee portando in Commissione Europea la proposta di far pagare ai grandi player, come youtube e Google ad esempio, i diritti d’autore.

La proposta si è trasformata in Direttiva europea ed è stata recepita da tutti i governi.

Tutti, tranne l’Italia… perchè?

Per questo abbiamo organizzato una petizione, una battaglia per svegliare questa Italia addormentata che ha messo in un cassetto per nascosti interessi o forse ha scordato, la normativa europea. Abbiamo già raccolto 20.000 firme.

E’ necessario che si valuti correttamente il lavoro di persone che devono essere pagate per il lavoro che svolgono, devono essere stimolate le professioni. Senza musica, senza cinema, il mondo è morto, è spento.

I grandi autori, i parolieri non ci sono più perché non si può vivere di questo mestiere.

Che consiglio può dare ai giovani che intendono far musica?  

Fare davvero musica.

Ricordare che non esistono i tuttologi, esistono professioni specifiche: grandi parolieri, produttori, musicisti, grandi artisti e solo considerandoli come un vero sistema, nascono prodotti indimenticabili e di qualità.

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Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

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