Antonella Salvucci, una vita in scena

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Antonella, recitare è una passione o un lavoro?

E’ una infinita passione quella che mi guida e che mi fa vedere sempre la luce nonostante le difficoltà, anzi i momenti negativi li imprimo nella mia memoria emotiva in modo da poterli tirare fuori nel momento in cui interpreto un personaggio a cui dare diverse sfaccettature.

Antonella Salvucci

Quando hai capito che questa sarebbe stata la tua vita professionale?

Diciamo che fin da bambina avevo questa ferma volontà ed ero la prima della mia scuola a voler frequentare corsi di drammatizzazione, credo siano molto educativi per i bambini come anche inserire il Cinema nelle scuole come materia di studio perché è un pozzo immenso a cui attingere e che ti fa capire meglio anche la storia, le scelte psicologiche, ti fa viaggiare e conoscere posti nuovi, ti fa sognare ed evadere sempre con una certa sostanza, un bel modo di fare cultura divertendosi.

Decisamente molto difficile quando si è in tenera età farsi dare credito manifestando la volontà di diventare attrice, è proprio come dire sono Napoleone e voglio andare alla conquista del mondo, ma pian piano con la giusta dose di determinazione e costanza si cominciano a scalare le piccole vette e dare dimostrazione dalle prime recite teatrali, ai cortometraggi fino ad avere qualche parte nei film e da lì è una ruota che va da se anche se con tanti fermi e tante difficoltà, ma quando senti che quella è la tua missione niente può fermarti ed anche i sacrifici diventano sfide per crescere professionalmente ed umanamente.

Antonella Salvucci

Tante esperienza in Italia e negli Stati Uniti, quali differenze e quali diverse opportunità hai trovato nel modo di fare cinema?

Noi italiani siamo maestri nel saper creare storie con un certo cuore che appassionano e commuovono globalmente, di contro gli Stati Uniti basano molto le loro opere cinematografiche sull’uso di effetti speciali avendo padronanza di grandi mezzi ed il loro cinema può risultare spettacolare è di grande impatto visivo. Per quello che ho notato sia gli americani, che il mondo in genere, ha sempre guardato all’Italia come ad una grande scuola per la sua artigianalità ed autenticità.

Io da diversi anni ho iniziato a fare avanti e indietro con Los Angeles, la mecca del cinema, dapprima solo per rinchiudermi nei teatri a studiare con gli acting coach sul metodo Stanislavsky o anche all’Actor’s Studio dove ho avuto la fortuna di frequentare le lezioni di Martin Landau e poi ho preso i permessi di lavoro come attrice ed ho iniziato anche a girare sui bei set americani, portando con me la passionalità e la forte personalità da italiana doc!

Hai recitato in molti film d’azione, come ti prepari per questi ruoli?

Ci vuole molto autocontrollo e disciplina oltre che molta fisicità, io cerco di seguire i trainer sul set che ti impostano le scene e ti fanno fare cose assurde, ma in massima sicurezza. Come ogni cosa ti devi appassionare e magari imparare qualche tecnica nuova per esser pronta e sempre più competitiva in un mercato immenso, io per esempio ho fatto un po’ di MMA che per una filiforme come me sembra impossibile invece vi assicuro che può servire molto anche nella vita come difesa personale.

Antonella Salvucci

Sentiamo parlare spesso di transfert tra l’attore e il personaggio che rappresenta, ti è mai accaduto?

Si, c’è un grande lato di immedesimazione in ogni personaggio che si affronta, a me è un po’ capitato nel primo film da protagonista, diretto da Aurelio Grimaldi “L’Educazione Sentimentale di Eugenie” dove ero una nobildonna del ‘700 e devo dire che quella grazia, quella gestualità e quelle movenze proprie dei nobili erano un po’ già congenite in me, ma mi hanno ancora di più ingentilito ed influenzato positivamente, sono piccoli dettagli che rubi ai tuoi personaggi ma di certo non mi è mai successo di non volere più uscire da un personaggio come nel caso di Juliette Binoche nel film di Abel Ferrara “ Mary” .

Oltre al cinema il doppiaggio, come entri nei personaggi a cui devi dare la voce?

Come ama ripetere Giancarlo Giannini : “L ‘attore è colui che col suo corpo incide uno spazio e con la sua voce incide un silenzio“. Fa parte del mestiere dell’attore curare la propria voce per sè e per prestarla ad altri personaggi, certo è forse ancora più difficile perché quando doppi qualcuno che sia diverso da te, devi prima entrare nella psicologia del personaggio e nella visione d’insieme del film e poi dare al personaggio che doppi un tocco anche personale ma sempre impercettibile.

Quale esperienza della tua vita professionale è stata determinante per la tua crescita?

Fantastica domanda! Ce ne sono tante, ma sicuramente per me il fatto di esser andata in America a studiare prima e dopo a cercare di entrare come artista straniera in un mercato così impenetrabile e cavarmela da sola investita solo di passione e determinazione penso sia una crescita forte che ti allarga gli orizzonti, che ti apre la mente che poi ogni altra cosa diventa una passeggiata. La mia forza visionaria non si è esaurita solo all’America anzi sono finita addirittura in India dove sono stata accolta benissimo e dove ho girato anche una pubblicità internazionale.

Antonella Salvucci

Bella e brava, elementi imprescindibili per la carriera cinematografica?

Grazie dei complimenti che mi disarmano sempre! Mi piace comunque dare i messaggi giusti perché con la sola bellezza non sarei arrivata neanche all’aeroporto di Fiumicino se non si unisce quel qualcosa in più, quello che chiamano X factor che non sai perché ma buca lo schermo perché è frutto di un qualcosa di interiore che hai, una sorta di magia che ogni essere umano possiede e che deve trovare la via, una volontà di comunicare al mondo e di esprimere energia come a sottolineare se ce la faccio io nulla è impossibile, si comincia sempre dal primo passo e se vedi chiaro l’obiettivo tu continui a seguire quella luce che ti nutre e che ti illumina giorno dopo giorno.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non basterebbe una vita per elencare tutti i prossimi obiettivi che mi danno linfa vitale ogni momento. Intanto è appena stato presentato in anteprima all’Ischia Global Festival il mio ultimo film thriller/horror, remake del celebre cult di Lucio Fulci “Un gatto nel cervello“, un film metacinematografico dove ho un doppio ruolo, davvero una bella sfida e spero si possa vedere al più presto nelle sale cinematografiche, come un altro film molto poetico con protagonista Maria Grazia Cucinotta ed Enrico Lo verso “Il Gatto e la Luna“, devo riprendere a girare una serie tv in America, uno spy action drama e sono in trattativa per girare una serie in Italia, alla fine anche se giro il mondo la mia gratificazione è sempre quella di essere apprezzata in primis nel mio Paese, che amo alla follia.

Un nuovo progetto a cui tengo molto per la sensibilità con cui verrà affrontato cinematograficamente il Fine Vita è un film documentario per il quale mi sono proposta anche tra gli sceneggiatori, avendo avuto questo tipo di esperienza toccante essendo stata vicina nell’ultimo periodo della sua vita ad un attore celebre come John Phillip Law, col quale ho avuto modo di lavorare e che consideravo un padre americano, un faro artistico, tra i suoi tanti ruoli ha interpretato anche l’angelo in “Barbarella” e mi piace pensare che sia lui l’angelo che guida la mia carriera e che mi protegge.

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Luigi Lauro
Luigi Lauro
The Editor in Chief

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