Kansai Yamamoto la sua eredità ci parla di bellezza e tradizioni

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Impossibile scindere l’immagine di Kansai Yamamoto dalla sua creatura più famosa, la suit “Tokyo Pop”, realizzata per David Bowie nel 1973.

David Bowie in Kansai Yamamoto

Creata per l’Aladdin Sane Tour è diventata subito una icona senza tempo, immortalata da Herb Ritts in un servizio fotografico del 1989: rappresenta la sintesi nella Moda della cultura orientale e occidentale, magicamente interpretata dallo stile di rottura di un personaggio come David Bowie.

A Yamamoto, scomparso qualche giorno fa a causa di una leucemia, voglio dedicare questo piccolo omaggio che ripercorre la sua carriera e ricorda il suo meraviglioso sorriso.
L’attenzione riavvolge un nastro che porta a Londra, che nel 1971 accoglie lo stilista nipponico, appena 17enne, che porta in passerella la sua prima sfilata.

Un evento che attirò personaggi come Stevie Wonder, Elton John e lo stesso Bowie che rimase folgorato dallo stile di quel personaggio strano: “Ha una faccia insolita… Non sembra né uomo né donna…c’è un’aura di fantasia che lo circonda. Ha fascino”.
Kansai Yamamoto e gli altri giapponesi che lo seguirono in occidente come Issey Miyake o Rei Kawakubo, stravolsero l’ideale estetico della moda negli anni ‘70. La visione di Yamamoto affascinò gli artisti londinesi in un momento in cui la Rivoluzione culturale, sociale, politica e di costume portava ad un rovesciamento dei valori: la sua estetica dimostrava di poter rielaborare fino alla modernità i segni della tradizione.

Quella prima collezione, e tutto il suo stile a seguire, attingeva al Basara, un termine che indica un approccio libero e non convenzionale, applicato in particolare ad un importante gruppo di Samurai che, nel Giappone del Cinquecento, interpretarono il loro ruolo e il loro potere con indipendenza e anticonformismo.

David Bowie diventa così un Samurai Basara con un costume straordinario dove il vinile sostituisce il tessuto e la silhouette è quella di un eroe manga venuto dallo spazio. Lo vide così lo stesso Yamamoto al concerto del 1973 al Radio City Music Hall di New York

Non avevo mai visto un’esibizione simile. Quando lo spettacolo è iniziato, è sceso dal soffitto, indossando gli abiti che avevo disegnato. Poi c’è stato un movimento che si verifica spesso nel kabuki, che si chiama hikinuki, in cui qualcuno che indossa un costume si spoglia, rivelando immediatamente ciò che c’è sotto. È stato molto drammatico

Lo spettacolo entra nel cuore di Yamamoto e quando lascia la moda negli anni ‘90, inizia a produrre eventi che chiama “Super Show”, dove musica, danza, acrobazie si uniscono e sono capaci di attirare centinaia di migliaia di persone. Prima di tornare alla moda, nel 2013, progetta il treno Skyliner che dal 2010 unisce l’aeroporto giapponese di Narita con il centro di Tokyo. Nel 2018 collabora con Louis Vuitton per la collezione Resort 2018 con stampe e tessuti ispirati all’arte giapponese del Kabuki. 

Oltre a Bowie e poi Lady Gaga la sua moda ha fortemente ispirato creativi come Jean Paul Gaultier, figure che, come lui, operano sul disegno della silhouette ai limiti dell’illustrazione: creatori di personaggi a cui l’abito deve dare la forza di di-mostrare cosa realmente si sentono di essere. Ma in questa capacità di creare unendo segni di mondi e tempi lontani emerge la storia di Sayoko Yamaguchi, la prima modella orientale in Europa.

Sayoko Yamaguchi

Portando la sua musa dal Giappone, Yamamoto fa una operazione straordinaria: l’immagine della bellezza orientale stravolge i modelli consolidati sia qui che in patria. La pubblicità giapponese fino ad allora, prediligeva modelli non asiatici.

Nel 1972 Sayoko Yamaguchi è la prima asiatica a sfilare a Parigi dando inizio ad una carriera di top-model che contribuisce alla nuova ondata di apprezzamento europeo per l’estetica giapponese.

Kansai Yamamoto

L’eredità di Kansai Yamamoto, lo straniero sempre sorridente che ci ha insegnato l’arte della cooperazione, ci lascia radici profonde che albergano nella ricerca della bellezza attraverso la rilettura delle tradizioni, unica via per rappresentare la vera modernità.

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Emanuela Zini
Emanuela Zini
My professional life has been marked by several big changes that made me grow as a person and as a leader, develop new skills and mental flexibility, which in turn allows me to face challenges from a different, unique perspective. To me, writing represent a way to communicate with myself and with others. Telling stories and engaging my readers are the challenges that I am currently facing within a wider editorial project.

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