La Mostra del Cinema annuncia l’edizione numero 77 con due Leoni d’Oro alla carriera

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La 77esima mostra del cinema di Venezia premia due donne, due grandi artiste del cinema. Il Leone d’Oro alla carriera va a Tilda Swinton ma anche alla regista Ann Hui.

La Biennale di Venezia si appresta ad annunciare l’edizione numero 77 della Mostra del Cinema (dal 2 al 12 settembre al Lido di Venezia). Un’edizione particolare per il difficile momento, che sembra premiare molte presenze femminili. Cate Blanchett è la Presidente di Giuria del Concorso principale, mentre Anna Foglietta è la madrina delle serate di apertura e chiusura della Mostra. E per la 77esima edizione sono Tilda Swinton e Ann Hui a ricevere il Leone d’Oro alla carriera. La prima vive nelle Highlands in Scozia, è madre di due gemelli e sta lavorando attualmente ai nuovi progetti di Pedro Almodóvar e George Miller, e di recente è stata al Lido di Venezia con Suspiria di Luca Guadagnino (2018) in cui interpreta ben tre ruoli. La seconda è una delle maggiori registe del cinema contemporaneo, riconosciuta come una delle figure cardine della cosiddetta Hong Kong New Wave – il movimento cinematografico che tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta rivoluzionò il cinema hongkonghese, trasformando la città cosmopolita in uno dei centri creativi più vivaci del decennio.

Alberto Barbera su Tilda Swinton

Tilda Swinton è unanimemente riconosciuta come una delle interpreti più originali ed intense affermatesi sul finire del secolo scorso”, dichiara il direttore artistico Alberto Barbera. “La sua unicità riposa su una personalità esigente ed eccentrica, una versatilità fuori del comune, la capacità di passare dal cinema d’autore più radicale a grandi produzioni hollywoodiane, senza mai rinunciare al proprio inesausto bisogno di dar vita a personaggi inclassificabili. Ogni sua interpretazione è una sfida temeraria alle convenzioni, siano esse artistiche o sociali, il frutto della necessità di mettersi continuamente in gioco senza mai accontentarsi dei risultati raggiunti, e il desiderio di esplorare risvolti inediti dei comportamenti e delle emozioni umane, che la Swinton non si limita a veicolare ma di cui offre la personificazione più sorprendente e straniante. Ha lavorato con alcuni dei maggiori registi contemporanei, ma è soprattutto fedele ad alcuni autori, di cui è stata una musa più che una semplice attrice prediletta”, continua Barbera. “Esemplare, ad esempio, il sodalizio con Derek Jarman, del quale interpretò tutti i film dal 1985 alla morte del regista inglese avvenuta nel 1994, e quello con Luca Guadagnino, con il quale ha realizzato quattro film, condividendone il progetto di dar vita a un cinema fuori degli schemi. In questo senso, Tilda Swinton si conferma come l’interprete per eccellenza del cinema contemporaneo, che non si accontenta della semplicità e del richiamo delle mode, ma aspira all’inosabile

Il Leone D’oro alla Regista Ann Hui

Ann Hui è una delle registe più apprezzate, prolifiche e versatili del continente asiatico, la cui carriera copre quattro decenni e attraversa tutti i generi cinematografici”, dice riguardo la regista del sol levante il direttore Barbera. “Ha diretto film di generi molto diversi, dal melodramma alla ghost story, dal film semi-autobiografico all’adattamento di importanti testi letterari, senza trascurare i drammi familiari, i film di arti marziali e il thriller. È stata anche uno dei primi registi della scena hongkonghese a unire materiale documentario al cinema di finzione. Pur prestando attenzione anche all’aspetto commerciale del cinema e riuscendo a riscuotere ampio successo di pubblico, il cinema di Ann Hui non ha mai abbandonato la prospettiva autoriale. Nel suo cinema ha sempre mostrato particolare interesse per le vicende umane e sociali, raccontando con sensibilità ma anche con la raffinatezza dell’intellettuale, storie individuali che intrecciano temi sociali importanti quali quelli dei rifugiati, degli emarginati e degli anziani. In modo pioneristico, il suo linguaggio e la sua peculiare impronta visiva non solo hanno saputo cogliere gli aspetti più specifici della città e dell’immaginario di Hong Kong ma hanno anche saputo trasporli e tradurli in una prospettiva universale

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